Romanò, capitana coraggiosa
«L’A1? Una gioia indescrivibile»

Dopo la promozione, parla la leader della Como Nuoto

Romanò, capitana coraggiosa «L’A1? Una gioia indescrivibile»
La gioia di Maria Romanò, capitana della Como Nuoto
(Foto di Cusa)

Uno, due tre, casino. Era una delle prime danze liberatorie di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, quando ancora queste giovani nemmeno erano nate. Tre, due, uno sirena, invece, è stata la liberazione che ha dato il “la” alle danze.

La Como Nuoto, per la prima volta nella storia, ha raggiunto la serie A1 con la squadra femminile, e Maria Romanò, capitana con cognome mai banale a viale Geno e dintorni, è la ragazza più felice del mondo. Anche il giorno dopo.

Il pubblico a intonare il conto alla rovescia e la sirena di fine gara. Tu dov’eri, cos’hai fatto e cos’hai pensato?

Ero al centro della vasca e guardavo Nina (Fisco, ndr) che aveva la palla in mano, poi ho cercato con lo sguardo prima mia sorella e poi, una a una, tutte le compagne. Indescrivibile.

Te lo si legge negli occhi e lo si sente dalla voce.

Il sogno di una vita. Cullato per tanti anni, pure accarezzato e stavolta raggiunto, proprio nell’anno in cui eravamo più convinte di farcela. Penso che la differenza sia stata questa: essere una volta per sicure delle nostre capacità. Dall’inizio alla fine. Nei momenti difficili e in quelli più belli.

E ora sei la capitana di una squadra di serie A1.

Non ho ancora realizzato. Non riesco per ora a pensare che davvero siamo salite. E poi con questa squadra, con mia sorella in acqua, papà in panchina (anche se a dire il vero stavolta era squalificato...), l’altra sorella - Emma, la prima nostra tifosa -, mamma e le due nonne in tribuna. Accanto, in acqua a festeggiare, alle amiche di una vita: wow, che emozione...

Hai sempre messo la parola gruppo davanti a tutto. Anche alle singole.

Ma perché è così. Non avevamo la giocatrice in grado di fare la differenza, magari come è accaduto ai tempi di Axelle Crevier, e quindi abbiamo sempre e solo ragionato di squadra. Qui ognuno ha il proprio compito e se qualcosa o qualcuna gira male, ci sono sempre le altre pronte a rincuorarti, incoraggiarti, darti la dritta giusta. È successo anche domenica, nel momento topico.

Ce lo racconti?

Mi ricordo un time out, con Nina a dirci: “Guardiamoci negli occhi e troviamo il coraggio di andare a vincerla, questa partita. Sosteniamoci, e se ci fosse bisogno di un aiuto, basta alzare lo sguardo e cercarci”. Lì, a cinque minuti dalla fine e in piena bagarre, abbiamo capito che la serie A1 ce la saremmo presa davvero. “Non dobbiamo avere paura di vincere”, ecco il mantra che ci ha sostenute.

A proposito di Jovanotti, mettiamoci lì un “è qui la festa”. Voi cosa avete combinato?

Va beh, a Legnano lo sapete: tutti in acqua (tranne le nonne), poi il bagno nella piscina all’aperto che ci ha ospitate tutto l’anno. Dopodiché siamo andati in Como Nuoto, dove i soci sono stati molto carini e ci hanno aspettato con un percorso in rosa e il bagno di bollicine, prima del nostro di squadra nel lago a comporre una “serie A1” abbracciate tra di noi. E la fine della giornata, come doveva essere, al Como Bar, dove ci aspettavano i sostenitori.

Adesso che è arrivata l’A1, tua sorella Bianca, una delle enfant prodige, non avrà bisogno di cercarla altrove.

Assolutamente no. Non si muove da qui, me l’ha già detto. Con grande serenità di mamma e papà e del rapporto tra me e lei...

Per la famiglia Romanò, in senso lato, cosa significa questo ennesimo traguardo? Papà Martino e zio Carlo in A1 c’erano già arrivati con le proprie gambe e braccia...

Appunto. Loro ci avevano portato la maschile, io e Bianca abbiamo centrato il traguardo in rosa. È stato bellissimo, con tutti accanto a noi. E a nonna Paola domenica l’ho detto subito: “Visto che per i tuoi 90 anni ce l’abbiamo fatta?”. Ci si chiude un bel cerchio.

E nel vostro habitat, uno che ci sta a meraviglia è il tecnico Pozzi. Siete più all’odio o all’amore in questa fase?

Abbiamo passato talmente tanto tempo insieme a Tete che la relazione inevitabilmente non può che essere di odio e amore. Abbiamo vissuto periodi nei quali nessuno si sopportava come tanti altri di equilibrio perfetto. La conoscenza e l’esperienza ti permette di portare avanti il gruppo e noi siamo state brave, anche nelle avversità, a “fare” gruppo.

E adesso?

Succede che l’anno prossimo giocheremo di sabato. Che siamo nelle prime dieci squadre femminile d’Italia. E che comincerà la parte più divertente. Sarà sempre più stimolante, noi siamo pronte. Più lavoro, fisico e mentale, più impegno e determinazione.

Sembrate già cariche cariche...

Potete esserne certi. Ci dovrà essere necessariamente una crescita. Un punto per migliorare e maturare. Per forza.

Questo squadra merita in blocco di fare l’A1, senza essere stravolta o ridisegnata?

Ce la siamo conquistata e ce la terremo stretta. Chiaro, per poter fare un ulteriore salto di qualità e disputare un campionato serio e competitivo, questo gruppo avrà bisogno di qualcosa o qualcuno in più. Ma è ciò che penso io, a programmi e mercato è giusto che mettano mano la società, Tete e papà.

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