Studio, intolleranza e dieta
Viola: «Mi manca l’acqua»

Si racconta il portiere della Como Nuoto: «Adesso sto bene»

Per Fabio Viola tenere la porta chiusa sta diventando un’ossessione. Lo ha fatto fino allo scorso 6 marzo, difendendo l’inviolabilità di quella della Como Nuoto Recoaro nel campionato di pallanuoto di serie A2. Lo sta facendo ora, a campionato fermo e con l’indicazione generale di restare a casa, per evitare la tentazione di una fuga, magari in compagnia della fidanzata con cui convive in un appartamento in città.

Il portierone della formazione lariana, alla sua seconda stagione con la calotta biancazzurra, è rimasto a Como per motivi sentimentali e intanto continua a seguire le lezioni universitarie. «Ho abbandonato la facoltà di scienze motorie perché non mi piaceva – esordisce il numero uno della Como Nuoto – e ho intrapreso con entusiasmo un nuovo percorso che si chiama “Alimentazione e gastronomia”. È un’università telematica che ha il vantaggio di non subire interruzioni perché le lezioni sono già preimpostate e scaricabili da qualsiasi pc abilitato, quindi il mio piano di studi non subirà variazioni».

Tra l’altro il tema in questo momento ti coinvolge da vicino. «Se parlate dell’allergia al grano che ho scoperto a gennaio, avete ragione. Mi sentivo sempre stanco, non riuscivo a perdere peso, le visite hanno permesso di individuare l’allergia e un problemino, purtroppo ereditario, alla tiroide. Sto risolvendoli entrambi, il primo risultato è stato perdere peso: sei o sette chili . Ora però, con questa inattività forzata, dovrò rimodulare la dieta, supportato dalla nutrizionista: le calorie che introducevo erano molte perché mi allenavo, ora dovrò ridurle per non riprendere troppo peso».

Con quei chili in meno, volerai in porta. «Quando li ho persi era il momento in cui non stavo benissimo per il cambio forzato dell’alimentazione. Per assurdo, mi sentivo meglio e paravo di più quando stavo peggio e la bilancia non dava soddisfazione. Nei giorni precedenti lo stop stavo cominciando a trovare un mio nuovo equilibrio e per assurdo le vacanze saranno utili a perfezionarlo, per esser in forma alla ripresa».

Che sarà quando? «Non chiedetelo a me, certo che se tutto finisse oggi saremmo salvi in virtù del nono posto: potrebbe anche bastare. Naturalmente a me come ai miei compagni manca l’acqua, il gruppo, lo stare insieme. Mi manca la vena ciarliera di Giacomo Cardoni, romano, che cucina una carbonara notevole, poi le cene di squadra, le risate con “Pelle”, il capitano. In mancanza delle condizioni minime per riprendere, però, stiamo a casa e svolgiamo quella minima attività a secco che tra l’altro io mal sopporto».

La squadra ha reso al massimo, o se il campionato fosse continuato avremmo visto altri passi avanti? «Credo che l’avere in panchina un coach come Zimonjic sia stato essenziale: sa far girare tutti gli effettivi, li motiva e li fa crescere, quest’anno ci sono tanti giovani inesperti, eppure tranne nel match perso con Sturla abbiamo dato del filo da torcere a tutti».

Hai avuto tre allenatori a Como, con quale hai lavorato meglio? «Sinceramente mi sono trovato bene con tutti e tre. Zimonjic l’avevo già conosciuto a Busto, ci ha dato un’impronta di gioco che prima mancava».

Soddisfatto del tuo rendimento? «Si può sempre migliorare, però considerando i problemi che ho avuto penso di aver fatto discretamente il mio dovere, mi appioppo un bel sette. Cerco sempre di dare il massimo e di non aver rimpianti, gioco per la mia soddisfazione perché so che poi questa si riflette sulla squadra».

Quattro rigori parati e tante prestazioni di livello: a noi interessa sapere qual è il gol più brutto che hai subìto. «Con Metanopoli ho raccolto innumerevoli palloni finiti in rete su palomba, però il gol in rovesciata segnato da un attaccante dello Sturla da posizione cinque mi ha proprio buttato giù il morale, non ero pronto e Zimonjic me l’ha fatto prontamente notare. Capita di discutere con lui, ma il giorno dopo ripartiamo entrambi con lo stesso entusiasmo».

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