Parla Gandler: «Il Como
almeno in B grazie al brand»

L’amministratore del club azzurro a ruota libera in esclusiva per la Provincia

Michael Gandler, amministratore del Como, ha 41 anni, ma ha un’esperienza che già da sola basta a far capire quanto il club lariano sia di fronte a un futuro per certi aspetti totalmente nuovo.

Gandler nel 2015

era stato chiamato all’Inter.

«

Per tre anni, fino allo scorso novembre. Ero chief revenue officer. Un’esperienza terminata per mia scelta personale, proprio quando c’è stata l’idea di seguire il progetto Como. Proprio in quel ruolo sono entrato in contatto con la Sent, lavorando su diversi progetti che riguardavano il settore media. Hanno già prodotto documentari e materiale video per l’Inter, per il Borussia Dortmund, e hanno molti progetti importanti».

E hanno deciso di acquistare il Como. Perché?

«Perchè questo non è un posto qualsiasi. È una città conosciuta nel mondo, forse la più conosciuta città italiane dopo quelle famosissime come Roma, Venezia, Firenze... Ed è una squadra che ha un passato glorioso da rivalutare. C’è tanto lavoro da fare ma anche tante opportunità di costruire qualcosa di eccellente. Perchè il calcio non è solo sport, è anche e soprattutto contenuto, immagine. Ormai il grosso dei soldi arriva attraverso la tv e gli sponsor».

A Como siamo scettici, a volte anche troppo. Ma suona strano pensare a un progetto di business internazionale intorno a una squadra che ancora non sa se farà la serie C...

«E invece non è così. Innanzitutto forse non è nemmeno giusto definirlo progetto, perché un progetto ha una fine, un traguardo. Qui non c’è un punto di arrivo, c’è da creare un percorso. Mi spiego: non investiremo subito tutto per portare la squadra in serie A. Il ciclo non comincia con i giocatori, ma finisce con i giocatori. Chiaramente l’idea è di salire, almeno fino alla B. Ma il risultato sportivo non è il primo obiettivo. Deve essere la conseguenza di quello che man mano verrà creato».

Oggi sulla Provincia la lunga intervista completa

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