Rocek: «La Lario è casa mia Il sogno? Regalare una barca»
Aisha Rocek

Rocek: «La Lario è casa mia
Il sogno? Regalare una barca»

Il 130° compleanno della Canottieri: parla una delle campionesse del presente e del futuro

Il 1989 è stato l’anno della svolta alla Canottieri Lario, con alla guida il presidente Floriano Terraneo. Gli allenatori Vittorio Valentinis e Claudio Salvagni (sì, lui, l’avvocato difensore di Massimo Bossetti) lasciano il loro incarico e la società decide di fare il grande passo: assumere un allenatore professionista.

Il vice presidente, nonché consigliere nazionale Arnaldo Ratti, tramite il direttore sportivo Ruggero Capurso, contatta Jaroslaw Rocek, arrivato qualche anno prima da Praga e in forza alla Canottieri Palermo.

Affare fatto. “Jaro” arriva a Como e vi si stabilisce con la moglie Jana, pallavolista di ottimo livello. Dalla coppia ceca nascono a Como due coppie di gemelli, entrambe maschio e femmina. I primi Samantha e Maurizio non seguono le orme del padre.

Il 29 dicembre 1998 arrivano in casa Rocek Aisha e Patrick e papà Jaro pensa ad un secondo tentativo, che questa volta riesce benissimo.

Aisha, vogatrice senior di punta, nel 2016 vince il Mondiale e l’ Europeo Junior in due senza e nel 2019 qualifica il due senza a Tokyo 2020. Patrick, peso leggero, veste ora la maglia azzurra con il titolo europeo 2020 in quattro di coppia.

Aisha chi di voi due ha iniziato per primo a remare?

Patrick tre anni prima di me, accettando di buon grado l’invito di papà. Io, invece, ho dato retta alla mamma, praticando la pallavolo. Giocavo a un buon livello in B1/B2 e facevo le giovanili. Poi però mi sono fatta male alla caviglia e sono stata ferma per un po’ di tempo, così che tra una cosa e l’altra non volevo più continuare a fare uno sport dove forse non sarei mai arrivata da nessuno parte.

A questo punto?

Patrick seguiva discretamente le mie perplessità e ad un certo punto mi ha convinto. Ho iniziato a venire con lui alla Lario, seguendo agli inizi i suoi allenamenti, fin quando ho voluto provare anch’io a remare. Nessuno, comunque, mi ha spinto. Ho scelto io di remare io di mia spontanea volontà. Poi sicuramente scegliere il canottaggio non è stato un caso, perché ormai avevo capito che a pallavolo avrei potuto raggiungere solo un livello mediocre. Volevo puntare più in alto.

Quindi testa bassa e via a spingere la barca.

Mi ricordo l’esordio come se fosse ieri. Primo giorno in vasca, ma il secondo giorno ero già in 2 di coppia jole ,con mio padre al carrello numero 2. Mi sono trovata subito a mio agio e per tre giorni di seguito ci ho dato dentro sullo skiff.

Ti è piaciuto subito l’ambiente?

Ripensando adesso, sono convinta che sia io sia mio fratello abbiamo iniziato a frequentare la Lario già da quando eravamo in pancia di mia madre, nelle giornate d’estate in piscina. È un ambiente fantastico, che ami già dal primo momento in cui varchi la porta d’ingresso.

Le tue prime amicizie?

È sempre difficile entrare in un gruppo già formato, ma tutti mi hanno teso una mano sin dall’inizio. Dopo qualche mese, infatti, mi sono sentita parte della famiglia Lario. Le prime che ho conosciuto sono state Caterina di Fonzo, Arianna Noseda e Chiara Ciullo. Siamo diventate amiche all’istante.

Cosa ti ha colpito di più della storica sede?

Tante coppe e trofei esposti in bacheca mi hanno affascinato per la lunga storia alle loro spalle. Basti solo pensare a Giuseppe Sinigaglia che è stato il vogatore più forte del 20° secolo. Un fascino che ti prende e ti dà una marcia in più.

E dei campioni vicini a te, chi hai voluto prendere ad esempio da imitare.

Appena ho iniziato a remare e vedevo che andavo benino, aspiravo a raggiungere gli obiettivi di Sara Bertolasi e Claudia Wurzel che hanno qualificato per la prima volta nella storia del canottaggio italiano, il due senza e hanno partecipato alle Olimpiadi di Londra 2012.

Chi ti fatto crescere come atleta.

Il primo è stato sicuramente Stefano Fraquelli. Non mi scorderò mai le sue parole di quando avevo appena iniziato: “Ricordati che per diventare atleta professionista ci vogliono almeno 5 anni”. Dentro di me pensavo: ok. ora siamo alla fine 2014 e per arrivare alle Olimpiadi ci vogliono ancora 5 anni e mezzo. Direi quindi che l’obbiettivo è quello di partecipare alle Olimpiadi. Altre motivazioni arrivano da mio fratello gemello Patrick con cui ci sproniamo a vicenda per dare sempre il meglio di noi e, ovviamente da mio padre

Quando hai fatto il salto decisivo per entrare in maglia azzurra?

Dopo 8 mesi che remavo mi avevano convocato al primo raduno ma ero ancora una “mela acerba” e nonostante i miei buoni valori fisici non sono riuscita a concludere il raduno. Mi è servito tanto per l’anno dopo il 2016 dove ho vinto il Mondiale in due senza con Caterina Di Fonzo. Poi sono arrivate la qualificazione per le Olimpiadi di Tokyo in 2 senza e il secondo posto agli Europei di Poznan del 2020.

Qualche aneddoto o fatto curioso?

Io e Caterina Di Fonzo ci conosciamo da quando siamo piccolissime e giocavamo in piscina assieme e poi ci siamo trovate sul tetto del mondo da un giorno all’altro. Chi l’avrebbe mai detto? Ci sono stati anche momenti di difficoltà, come capita a tutti nella vita, ma li ho considerati sempre delle opportunità per crescere e migliorarsi.

A chi ti senti affezionata in modo particolare?

All’ex presidente Enzo Molteni che conosco da quando sono piccola, che mi ha accolta in canottieri Lario come una figlia e mi ha seguita fino al 2017 . Proprio nel 2017 sono entrata nell’Arma dei Carabinieri e ho chiesto a Molteni di venire a Roma il giorno del giuramento. Lui è venuto volentieri e ha assistito a tutta la cerimonia, nonostante facesse un gran freddo. Voglio un gran bene ovviamente anche all’attuale presidente Leo Bernasconi, che mi segue a tutte le gare.

Rimani sempre legata alla Lario?

Certo. La Canottieri Lario è sempre casa mia. Ovviamente ringrazio l’Arma dei Carabinieri che mi permette in continuare il percorso verso un sogno.

Cosa vorresti regalare alla Lario per il 130° compleanno?

Beh, i regali non si possono dire. Però mi piacerebbe un giorno regalare a questa magnifica società un 7 20 per i più piccoli, da dove inizia l’attività del canottaggio. Da lì sono partiti tutti i grandi campioni nella storia di questi 130 anni di vita comasca


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