Un trittico dedicato a Pedretti Altre pedalate nella gloria
Mino Bruno (al centro) con il trittico dedicato a Pedretti

Un trittico dedicato a Pedretti
Altre pedalate nella gloria

Il riconoscimento di Bruno al campione di Albese: mostra al Ghisallo

Il 18 novembre 1931, Paolo Pedretti ottenne sulla pista dello stadio Sinigaglia di Como il record mondiale dell’ora. Dopo alcuni tentativi andati in fumo nei giorni precedenti, il corridore di Albese con Cassano centrò il primato fermando le misurazioni sui 42,432 chilometri, una distanza mai percorsa in precedenza che lo consegnò agli onori della cronaca, aprendogli la strada per quel titolo olimpico vinto l’anno successivo a Los Angeles nell’Inseguimento a squadre.

Mino Bruno di quel record non fu testimone diretto; lo fu invece il padre Guido che, assieme ad altri due appassionati del pedale lariano, aiutò proprio Pedretti a preparare un’impresa che, fosse avvenuta ai nostri giorni, l’avrebbe reso un vero e proprio eroe, sportivamente parlando.

Ieri pomeriggio, al Museo del ciclismo del Ghisallo, l’inaugurazione di un trittico dedicato alla memoria dell’atleta nato a Orsenigo nel 1906 e scomparso nel 1983 a Tavernerio è stata l’occasione per ripercorre le gesta di un corridore capace di ottenere non uno, bensì due record mondiali contro il tempo e di coronare il sogno vincendo l’oro negli Stati Uniti nel 1932, punte di diamante di una carriera costellata da piccoli e grandi successi che la Seconda guerra mondiale ha in qualche modo reso meno brillanti nel ricordo degli appassionati.

«Da quel record sono passati quasi 90 anni – racconta Bruno, artefice dell’iniziativa patrocinata dal Panathlon Como e dal Comune di Albese con Cassano – e non è stata una cosa semplice ricostruire quanto avvenuto. Il ricordo, nella vita, è però tutto, anche se la società moderna dilapida tutto nel giro di pochi giorni».

Attraverso foto in bianco e nero e ritagli dei giornali dell’epoca, Il Museo ha voluto rendere omaggio a un’impresa che, nelle parole di Bruno, ha un sapore del tutto differente rispetto a quelle che si compiono oggi. Dopo alcuni tentativi precedenti andati male«a causa della Breva e del Tivan», il 18 novembre parve proprio il giorno giusto per tentare nuovamente il record.

Commissari e cronometristi furono chiamati in tutta fretta dall’Unione Ciclistica Comense 1887, società per la quale correva Pedretti, per essere pronti a certificare i risultati. Il protagonista, al mattino al lavoro alla tintoria Castagna di viale Varese, fu dirottato sulla via del rientro a casa per pranzo e portato allo stadio.

Un panino di corsa e via, ad affrontare i 428,32 metri della pista in cemento comasca. Alla fine dei 60’, il giudizio fu esaltante. Da lì alle Olimpiadi, in fondo, mancava meno di un anno.


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