Arosio, processo per truffe online  Condannata a cinque anni
L’ingresso del tribunale di Monza (Foto by Archivio)

Arosio, processo per truffe online

Condannata a cinque anni

Ieri a Monza la sentenza per il caso del finto materiale telematico: una donna e un uomo simulavano la svendita di oggetti di una inesistente ditta di Livigno

Sono stati condannati i due truffatori telematici promotori nel 2010 di un vorticoso giro di truffe nel quale rimasero coinvolti una quarantina di persone in tutta Italia. I due imputati, una donna di 28 anni di Arosio e un uomo di 48 anni Desio, sono stati condannati rispettivamente a 4 anni e 9 mesi di reclusione, la prima, 4 anni e 10 giorni di reclusione il secondo.

Le due sentenze di colpevolezza sono state pronunciate nella tarda mattinata di ieri in tribunale a Monza dal giudice Letizia Brambilla. «Mi pare – ha detto il legale che assiste la donna, Fabio Gualdi del Foro di Como - una sentenza esemplare e di ammonimento per i giovani che usano internet e si affidano alla vendita e agli acquisti on line».

E aggiunge: «Una sentenza come avvertimento generale di natura preventiva, ma del tutto scollegata rispetto a quanto dimostrato durante il dibattimento. Per questo motivo ovviamente ricorreremo in appello».

La faccenda è nota. In particolare i due si sono resi responsabili di una pioggia di truffe on line sfruttando alcune note piattaforme di internet specializzate nella vendita di prodotti. Sono 46 i soggetti, tra persone fisiche, e istituti di credito (quelli nei quali erano stati aperti conti correnti utilizzando generalità false), ritenute parti lese.

La pioggia di truffe telematiche ha inondato mezza Italia, tanto che tra le parti lese compaiono anche persone residenti in Sicilia (in particolare Trapani), in Lombardia (le province di Como, Lecco, Monza Brianza, Brescia), ma anche nel Vercellese, in provincia di Savona, Genova e Sardegna. Dietro l’annuncio si nascondeva una clamorosa truffa: la ditta di Livigno era un’azienda “fantasma”, un’incredibile “bufala” che avrebbe però fruttato ai promotori diverse migliaia di euro.


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