«Basta misteri sul palazzetto  Cantù merita chiarezza»
I tifosi al Pianella (Foto by Archivio)

«Basta misteri sul palazzetto

Cantù merita chiarezza»

Le opposizioni pretendono spiegazioni sulle trattative in corso con un’azienda straniera

Un’azienda straniera che spunta all’orizzonte, rappresentata da un donna misteriosa; nuovi colpi di scena, messaggi d’ottimismo diffusi dal sindaco Claudio Bizzozero tramite faccette sorridenti sui social network. La trama della vicenda palazzetto sembra una saga, ma secondo le opposizioni rischia di scivolare nella farsa.

Troppi segreti, nessuna informazione neppure ai consiglieri comunali, e davvero poco ottimismo per questa ennesima svolta. La svolta in questione ormai è nota, a quanto pare un’impresa inglese sarebbe pronta a dare sostegno economico alla Pallacanestro Cantù per aprire il terzo cantiere per realizzare il palasport atteso trent’anni.

Massimo riserbo in piazza Parini, ma per la fine dell’anno potrebbero esserci sviluppi clamorosi e Bizzozero lancia segnali d’entusiasmo. Solo lui, al momento.

«Sono assolutamente pessimista – dice il capogruppo della Lega Alessandro Brianza -. È da un anno che il sindaco dice che entro 2 o 3 mesi si avrà la soluzione definitiva e da un anno si proroga questa scadenza. Mi pare che si voglia solo tenere caldo il tema per alimentare speranze elettorali, ma finché non vedremo una proposta scritta non possiamo crederci».

Anche perché, sottolinea, «sappiamo qualcosa solo dai giornali, in commissione non dicono nulla da tre anni». Molto critico anche Filippo Di Gregorio, segretario cittadino del Pd, secondo il quale lo scetticismo ormai è d’obbligo date le ipotesi sfumate una dopo l’altra: «Abbiamo chiesto ufficialmente informazioni, anche in merito alla questione del risarcimento danni chiesto a Turra, e l’assessore ha preso tempo».

Poco generoso anche Wolfango Masocco, consigliere eletto per il Pdl: «Chi si accollasse questo progetto potrebbe essere un pazzo, un benefattore o qualcuno che voglia fare business, e io propendo per la terza ipotesi. Ma le formule sperimentate con il project financing hanno già ampiamente dimostrato di avere i piedi d’argilla».


© RIPRODUZIONE RISERVATA