Cantù, prime multe agli accattoni  Ma all’ospedale il problema resta
Una delle aree sotto osservazione, il parcheggio dell’ospedale

Cantù, prime multe agli accattoni

Ma all’ospedale il problema resta

Già 8 le sanzioni, da 150 a 500 euro. L’ordinanza prevede anche il “Daspo” urbano. Metrangolo: «Primo bilancio positivo. Il fenomeno, ad esempio, al cimitero si è ridotto molto»

Chi chiede spiccioli fuori dagli ospedali e dai cimiteri è già stato colpito dall’ordinanza antiquestua del Comune di Cantù.

Perché, come riferisce l’assessore alla sicurezza Antonio Metrangolo, Cantù Sicura, sono almeno otto le contravvenzioni sin qui elevate dal recente provvedimento firmato dal sindaco Edgardo Arosio, Lega Nord. Ordinanza, tuttavia, che per il momento non cancella il fenomeno dalla faccia della città. C’è ancora qualche zona contesa. Ad esempio, i dintorni dell’ospedale Sant’Antonio Abate. Dove gli agenti della polizia locale di Cantù, pur di procedere alle identificazioni, hanno anche inseguito, nei giorni scorsi, i questuanti stessi.

Per l’assessore alla sicurezza Metrangolo, il bilancio, sin qui, a un mese dalla pubblicazione dell’ordinanza, è positivo. «Sta andando bene - afferma l’assessore - certamente non è che con l’ordinanza spariscono tutti e non si fanno vedere più. C’è anche il contrasto al fenomeno, nel tentativo di non farli arrivare nelle aree sensibili dove l’ordinanza è in vigore. Alcuni hanno compreso, sanno che ci sono gli agenti che girano tra cimitero e ospedali».

La tesi del Comune è che il fastidio sia superiore soprattutto proprio al di fuori di ospedali e cimiteri, in quanto luoghi frequentati anche da chi vive situazioni di sofferenza. L’ordinanza vieta la questua, inoltre, nei centri storici, ma anche nelle aree di parchi, semafori e stazioni. I provvedimenti: multe attorno ai 150 euro, che possono diventare anche 500, possibilità di sequestro del ricavato e allontamento dalla città, il cosiddetto Daspo urbano, fino a sei mesi. Idem per chi bivacca nelle piazze. E per i ragazzi della movida sorpresi a usare la città come una pubblica toilette.


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