Focolaio in casa di riposo a Cantù
Cinque positivi, quaranta “isolati”

Emergenza Covid - Alla Rsa Garibaldi Pogliani di via Fossano un intero reparto in quarantenaIl presidente Cozza: «Il ritorno del virus per il contatto con un parente. Sono tutti asintomatici»

Focolaio in casa di riposo a Cantù Cinque positivi, quaranta “isolati”
Rsa 2 di via Fossano, Garibaldi Pogliani onlus. Cantù
(Foto di Christian Galimberti)

Il Covid che si riaffaccia nelle Rsa, dopo una visita con un familiare. Perché si può avere anche il Green pass rafforzato e tre dosi di vaccino ma, finché non ci si sottopone a un tampone, si può anche non sapere di essere positivi. Ed è così che il virus, come ricostruito dalla stessa Rsa Garibaldi Pogliani, la numero 2 di via Fossano, è entrato in un reparto: 5 positivi asintomatici tra gli anziani e un totale di 40 persone in isolamento sulle 120 presenti nell’intera struttura. Il reparto è stato chiuso alle visite dei parenti.

E qualcuno protesta. A sollevare il velo sull’inversione di tendenza rispetto alla situazione Covid-free, che ricorda il caso di Arosio di questi ultimissimi giorni, - anche se i positivi, alla Rsa della Fondazione Borletti, in quel caso sono dieci volte tanto: 50 su 120 presenti nella struttura assistenziale - è proprio un’osservazione inviata a La Provincia da una familiare.

La protesta

«Nella Rsa 2 di via Fossano della Garibaldi Pogliani è ospite mia madre e, per l’ennesima volta, c’è una chiusura alle visite per un piccolo focolaio, cinque ospiti positivi asintomatici - scrive Paola Pedata - Mi chiedo come sia possibile, se per entrare in struttura ci vuole il Green pass rafforzato con tre dosi di vaccino, l’appuntamento, un tempo di visita stabilito. Chi porta dentro il virus: i vaccinati? La mia mamma, e come lei tutti gli ospiti, sono da oltre due anni senza l’affetto dei loro cari, e più passa il tempo, più si intristiscono non avendo alcuno stimolo continuo dall’esterno. Potrebbero adoperarsi ad optare per qualunque altro mezzo per proteggerli», dice Paola Pedata.

I mezzi utilizzati sono i soliti che ormai tutti conoscono dall’inizio della pandemia. La campagna vaccinale ha avuto un’adesione massiccia, ma a volte il distanziamento diventa un necessario isolamento, come spiega il presidente della Fondazione Garibaldi Pogliani onlus Silvano Cozza.

La replica

«Premetto che fino al 31 marzo ci sono ancora delle regole nazionali a cui dobbiamo attenerci, se chiudiamo non è perché ce lo inventiamo - dice - Presumo che il reparto interessato, in tutto 40 persone in isolamento, verosimilmente, riaprirà nei prossimi giorni. La normativa prevede cinque giorni di isolamento che ancora non sono trascorsi. Quindi, ci sarà un secondo tampone per verificare il da farsi. Se ci saranno un paio di positivi, che continueranno ad essere isolati, potremo riaprire. Se saranno sempre cinque, come lo sono oggi, il reparto resterà in isolamento». L’origine: «Giorni fa ci ha chiamato un familiare di un nostro ospite, avvisandoci che dopo la visita che aveva fatto a un suo parente, visita a cui è necessario accedere con Green pass rafforzato e mascherina Ffp2, è risultato positivo - spiega Cozza – Del resto, finché non si fa un tampone, si può non sapere di essere positivi. Abbiamo fatto tamponi a quell’ospite e a tutto il reparto. Sono risultati 5 positivi, tutti asintomatici. Quindi abbiamo attivato la procedura di chiusura del reparto, non per volontà della Rsa, ma per la normativa vigente. Altrimenti verremmo sanzionati».

«Lo si fa per la sicurezza di tutti, ospiti e parenti - ricorda Cozza - I vaccini hanno funzionato: rispetto al passato, non c’è paragone».

Christian Galimberti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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