Moschea,colpo di scena a Cantù  L’ultima parola alla Corte Costituzionale
Il capannone di via Milano utilizzato per il Ramadan dall’associazione Assalam

Moschea,colpo di scena a Cantù

L’ultima parola alla Corte Costituzionale

Il Consiglio di Stato sospende ogni decisione, ma l’associazione Assalam canta vittoria

Si attendeva in queste settimane la sentenza sul contenzioso che vede opposte l’amministrazione comunale e l’associazione Assalam, che vorrebbe utilizzare il capannone di sua proprietà in via Milano come luogo di preghiera.

Ma ieri il Consiglio di Stato, che si sarebbe dovuto esprimere nel merito, ha deciso di rinviare la decisione in attesa che la Corte Costituzionale stabilisca definitivamente la legittimità della normativa della Regione del 2015 che pone condizioni e limiti praticamente insormontabili alla realizzazione di luoghi di culto. Tanto da essere stata battezzata legge anti-moschee. Intanto, di fronte al diniego di piazza Parini di poter celebrare il Ramadan nella struttura, Assalam si è rivolta al Tar di Milano con una richiesta urgente per ottenere, come avvenuto già l’anno scorso, un permesso temporaneo per il mese sacro, che stavolta dovrebbe aprirsi il 5 maggio.

Il vicesindaco reggente Alice Galbiati, fin d’ora, garantisce che se questo accadrà «ci atterremo a quello che deciderà il Tar e vigileremo che vengano rispettate le prescrizioni». Era infatti stato disposto il limite di 99 persone all’interno e 99 all’esterno, e la polizia locale vigilò affinché non si sforasse.

Alla fine dello scorso agosto la seconda sezione del tribunale amministrativo di Milano aveva sancito che l’immobile veniva utilizzato in maniera non legittima come luogo di culto, perché ha destinazione per uso commerciale, industriale o artigianale, Assalam quindi aveva presentato ricorso in appello al Consiglio di Stato per l’annullamento/riforma della sentenza e dopo l’udienza del 18 aprile per la decisione nel merito, si attendeva la pronuncia. Ieri è stata pubblicata un’ordinanza che invece congela ancora tutto disponendo «la sospensione del presente giudizio in attesa della definizione dei giudizi di legittimità costituzionale pendenti dinanzi alla Corte Costituzionale». Solo dopo aver stabilito se la legge regionale sia legittima o no il Consiglio di Stato, se necessario, si riserva la sentenza definitiva.


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