Uccise la piccola Sharon di 18 mesi. La pena diventa definitiva: ergastolo

Cabiate Dichiarato inammissibile il ricorso in Cassazione per Gabriel Robert Marincat, 28 anni. L’omicidio era avvenuto l’11 gennaio 2021. La madre gli aveva lasciato la piccola in custodia

Ricorso «inammissibile» e sentenza che è dunque definitiva.

Si è conclusa nelle scorse settimane di fronte ai giudici della Cassazione di Roma, la vicenda che aveva sconvolto il Comasco e che era costata la vita alla piccola Sharon, 18 mesi appena, barbaramente uccisa da quello che all’epoca dei fatti era il compagno della madre. Ad essere condannato all’ergastolo sia in primo grado a Como, sia in Appello – seppur con piccole modifiche che non andarono ad incidere sull’impianto accusatorio che era stato sostenuto dal pubblico ministero Antonia Pavan – era stato Gabriel Robert Marincat, rumeno di 28 anni.

Perizia psichiatrica

L’uomo è stato assistito nelle tre fasi del giudizio dall’avvocato Stefano Plenzick che in tutti questi mesi non ha mai cessato di invocare la necessità di una perizia psichiatrica.

Auspicio che era nato del resto dalle dichiarazioni dello stesso Marincat che aveva riferito – avendo tra l’altro ammesso il delitto – di non aver compreso egli stesso i motivi del suo agire pur essendoselo chiesto mentre non riusciva a fermarsi. Insomma, anche l’ultimo passo è stato compiuto e dunque la sentenza di condanna alla pena a vita è diventata definitiva confermando dunque quanto era uscito dall’Appello di Milano e prima ancora dal Tribunale di Como.

Nelle motivazioni di secondo grado i giudici avevano sottolineato come Marincat, che quel giorno era in casa da solo con la bambina, «l’aveva lasciata sola, senza nessuna assistenza», «non ritenendo di allertare i soccorsi» e questo nonostante avesse ammesso di averla ripetutamente colpita e nonostante soprattutto la bambina non reagisse più alle sollecitazioni. Un comportamento che non aveva meritato la concessione di alcuna attenuante e che ha «innescato il meccanismo che ha determinato il decesso per edema cerebrale» della piccola Sharon, 18 mesi, avvenuto all’ospedale di Bergamo dopo un tentativo disperato di trasportarla con l’elisoccorso per salvarle la vita. Fatti che avvennero a Cabiate l’11 gennaio del 2021.

La vicenda

Rispetto alla condanna di Como, ad essere modificata nel palazzo di giustizia meneghino era stata solo una piccola parte della decisione relativa all’aggravante dei futili motivi, cambio che non aveva finito con l’influire sull’entità della pena viste anche le aggravanti contestate a partire da quella della crudeltà.

Marincat ammise anche quanto commesso, ma secondo i giudici queste confessioni «non furono spontanee» ma giunsero solo quando non era più possibile fare altro. «Marincat è un soggetto scarsamente affidabile – era stato scritto nelle motivazioni – Avendo ampiamente mentito pur di difendersi».

Quando furono allertati i soccorsi, il rumeno – che era da solo in casa in quanto la madre della piccola era al lavoro – aveva parlato di una stufetta caduta dall’alto sulla testa di Sharon che ne aveva provocato le ferite. La piccola, a dire dell’uomo, aveva però continuato a giocare – cosa negata dal medico legale, essendo le ferite non compatibili con attività ludiche successive – e solo intorno alle 18 aveva accusato un malore non svegliandosi dal sonno e rigurgitando. Ciò che emerse fu invece, ricordarono i giudici, «un’ora e mezza di maltrattamenti» conclusi con il decesso della piccola.

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