Vighizzolo sempre sott’acqua  «Ora basta, vogliamo le vasche»
L'allagamento tra via Toti e piazza Piave a Vighizzolo di Cantù

Vighizzolo sempre sott’acqua

«Ora basta, vogliamo le vasche»

Il giorno dopo l’ennesimo allagamento (il quarto in 15 giorni) esplode la polemica. L’opposizione chiede al Comune e a Como Acqua di realizzare il terzo punto di drenaggio

In due settimane, quattro allagamenti. Sempre nel centro di Vighizzolo, frazione di Cantù, che conta circa 10mila cittadini: una città nella città. A ogni violento temporale: il problema dell’acqua alta. E al netto della consapevolezza di tutti che il nubifragio dell’altro giorno era per sua natura straordinario, ben peggio di un semplice acquazzone, a poche ore dai nuovi episodi della serie si chiede di intervenire.

Per la terza vasca di laminazione, che il Comune ha in animo di realizzare e per cui, nei prossimi giorni, verranno date indicazioni, si presume, sui tempi. E per il ripensamento del sistema di drenaggio. Che, prima di queste ultime giornate, è già stato oggetto di sopralluogo da parte di Como Acqua. I cittadini vorrebbero piazzare in soffitta gli stivali di gomma che, da generazioni, si passano di padre in figlio. Ci sono foto che testimoniano come il problema degli allagamenti in frazione sia una realtà dagli Anni ’50. Dopo la realizzazione delle due vasche di laminazione in via Mentana, avvallate dall’Amministrazione comunale guidata, tra il 2012 e il 2017, da Lavori in Corso, si attendono gli altri interventi.

Tra ironia e protesta

Una prima volta, magari, i commercianti ci ridono sopra, come era successo un paio di settimane fa. Quando qualcuno, costume e materassino, si era tuffato in via Toti: la strada-fiume dei negozi di Vighizzolo. Anche in quell’occasione, come domenica: due allagamenti in un giorno. Acqua alta a nascondere il marciapiede. I pali dei cartelli trasformati in potenziali ormeggi per le auto in sosta. Non sempre si è dell’umore per sdrammatizzare. I commercianti, ogni volta che piove, guardano il cielo. Sperano che l’acqua lasci in pace il negozio.

Filippo Di Gregorio, consigliere comunale in minoranza con il Pd, abita a Vighizzolo. «Sono anni che segnaliamo questa cosa, anni, non giorni - premette - Primo. I tombini, il sistema di drenaggio: che ci pensi il Comune, che passi poi la fattura a Como Acqua. Che si faccia seriamente un intervento. Non è possibile che a ogni nubifragio si debba star qui a parlarne un’altra volta. Secondo: che il Comune non traccheggi e completi il lavoro sulle vasche di laminazione. Magari non risolve tutto il problema, ma comunque lo riduce. Devono intervenire: lo faccia il Comune. Ma non il giorno dopo: mesi prima».

«Proseguire con le opere»

Sempre dalla minoranza, Ruggero Bruni, capogruppo consiliare M5S, architetto, oggi residente in centro, in passato abitava a Vighizzolo, in via San Giuseppe, e proprio in piazza Piave aveva un negozio di dischi.

«Il tempo passa e i problemi sono sempre quelli. L’acqua alta a Vighizzolo è un eterno problema. Da qualche parte dovrebbe esserci una foto con me che porto in spalla un’altra persona durante un allagamento. Adesso via San Giuseppe se non altro non si allaga più, le vasche qualcosa hanno fatto, ma non è sufficiente - dice - Serve la terza vasca, ma è da capire quando la maggioranza intenda farla. E poi c’è da capire sotto come stiano tutte le tubature. C’è da metterci mano. E se non ci si mette mano, non va bene. Lavori in Corso se non altro aveva fatto qualcosa. D’accordo: vengono giù valanghe d’acqua. Ma bisogna proseguire con le opere».

Christian Galimberti

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