Brivido Como: quando il Pucci era la casa dei tifosi azzurri
La curva con lo striscione del Como Club Pucci

Brivido Como: quando il Pucci
era la casa dei tifosi azzurri

Il ricordo dello storico sostenitore morto la scorsa settimana

Non aveva il nome affascinante e guerrigliero di un gruppo ultrà. Eppure il Como Club Pucci ha fatto la storia del tifo comasco. E ha avuto il seguito di molti ragazzi della curva, che consideravano il suo fondatore, quel signore un po’ più grande di loro, una sorta di secondo papà. Una storia di vita, più che di tifo. Ed è giusto prendersi il tempo per girare le pagine azzurre, come ulteriore omaggio al fondatore Angelo Frigerio, che ci ha lasciato la settimana scorsa. Lasciando una scia di commozione e riconoscenza.

Lo abbiamo fatto sentendo alcuni di quelli che lo hanno accompagnato in questa avventura, nata nei primi Anni 70. «Era una persona cristallina - racconta la moglie Mariangela -, per questo riuscì a legare con i ragazzi della curva. Erano tutti figli suoi. Mi ricordo quando veniva Tempestilli al Bar del Panino ad aiutarci a fare i tramezzini. C’era un clima di condivisione che lui riusciva a creare con il suo entusiasmo».

Marco è stato, tra i suoi tre figli, quello che più lo ha affiancato nella vita del club: «Già prima non si perdeva una partita del Como. E nei primi anni della vita del club, mi ricordo che aveva la fissazione di voler colorare la curva. La prima coreografia, per modo di dire, la fece a Como-Reggiana del 1979, sfida decisiva per risalire dalla C alla B. Pioveva che dio la mandava, ma lui ore prima era in curva a mettere assieme dei pon pon colorati da dare ai ragazzi e a infiocchettare la ringhiera dietro la porta con nastro bianco e azzurro. E non vi dico la casa: riuniva gli associati in garage, e lì si facevano le coreografie. Le A di polistirolo avevano invaso letteralmente casa...». Cecco Pozzi è uno dei tifosi della curva che lo ha frequentato di più: «Mi si chiede: ma come mai c’era questa condivisione tra lui e i gruppi della curva? Facile: perché il suo bar era diventato casa nostra. Appena finito di lavorare eravamo in tanti a fiondarci lì perché ti sentivi a casa, a parlare del Como dal lunedì al sabato, e a fantasticare sulle prossime partite e sulle prossime trasferte».

«Poi era un mago a organizzare i viaggi: era il passpartout per avere i pullman, lui era una garanzia. Perché odiava la violenza e se qualcuno faceva lo stupido, capitava che lo lasciasse a piedi nel viaggio di ritorno. Lì facevamo le riunioni della Fossa Lariana e a un certo punto i caratteri grafici del suo striscione presero la grafica del materiale della Fossa, per testimoniare quanto fosse vicino al gruppo, quanta condivisione ci fosse». Paolo Corti è un altro che ha diviso anni di vita azzurra accanto al Pucci: «La più bella che mi viene in mente è quella della partita Como-Lecce del 1986. Avevamo passato le serate della settimana a realizzare uno striscione immenso che diceva più o meno “Forza ragazzi restate con noi: Como vi ama”».

«Era talmente grande che non ci stava da nessuna parte: allora chiamò i pompieri e loro lo aiutarono a issarlo, attaccandolo ai due riflettori dei distinti. Poi le trasferte lunghe: a un certo punto faceva accostare il pullman in uno spiazzo e tirava fuori tavoloni di legno e ogni tipo di cibo. Un ristorante viaggiante. Era talmente coinvolgente che alla fine fece fare una sezione del suo club a Malles Venosta. E quando portò un albero di Natale in curva con il Matera nel 1979? Mai più visto da nessuna parte».

Italo Biondi era con lui al Centro Coordinamento: «Era un vulcano. Per consentire ai ragazzi di fare i fumogeni, si occupava lui di raccoglierli ancora accesi prima che infastidissero la gente più tranquilla. Una volta caricò un idrovolante di A da far piovere sulla città, in occasione dell’ultima promozione nella massima serie. E poi partecipò al concorso per colorare la curva indetto dalla Domenica Sportiva, creando delle onde di polistirolo che simboleggiavano il Lago».

Beppe Girola era con lui al Como Club Pucci: «Fu un elemento coagulante del Centro Coordimamento, negli anni di Claudio Cimnaghi e Massimo Fusi. Lui ci metteva la voglia aggregante di passare serate insieme, e portò la cucina nella sede». Ciao Pucci, pensiamo proprio di poter dire: è stato bello!


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