Bruccoleri: «Le mie notti per costruire il Como»
Christian Bruccoleri

Bruccoleri: «Le mie notti
per costruire il Como»

Parla il capo scouting degli azzurri: «Le idee per la B ci sono»

I più attenti, nelle foto o nelle immagini tv, avranno notato durante la stagione una persona a fianco del dg Charlie Ludi. Sempre presente, in casa e in trasferta. Lui è Christian Bruccoleri, 30 anni, genovese, capo scouting del Como.

Un capo scouting molto particolare: la sua presenza sempre al fianco della dirigenza lo rende una specie di dirigente aggiunto, uno perfettamente integrato nel progetto. Tanto è vero che quando venne chiesto a Ludi, chi avrebbe gestito la società durante il suo viaggio in Indonesia a ottobre, in un momento delicato (ko con la Giana, Banchini a rischio) lui rispose: «No problem, c’è Bruccoleri».

Bruccoleri, lei è un responsabile scouting, ma ci sembra un dirigente.

Mi fa piacere che me lo dica. Perché in effetti è una situazione particolare. La società mi ha coinvolto molto e io ne sono felicissimo. Wise, Ludi, io e Wesley Awad formiamo un team molto affiatato.

Da dove arriva questa “apertura” di fiducia?

Ho conosciuto Ludi quando andai dal Benevento al Novara. Mi è bastato stare a suo contatto per capire la statura dell’uomo e la bravura del professionista. C’è stata reciproca fiducia. Al Novara, avevo già imparato questo ruolo molto integrato nella società. Un modello di lavoro.

Lei parla di un team, anche se Wise è lontano.

Guardi, io francamente non so quante squadre possono contare su personaggi del genere. Wise è stato il capitano del Chelsea, ha competenze straordinarie, Ludi è stato 14 anni nel Novara ed è passato dalla C alla A. Mi viene da ridere quando sento parlare di società debuttante in B. Qui c’è uno spessore notevole. E non è tutto qui.

Tipo?

Wise e Ludi, alla fine della giornata di lavoro, aprono il loro computer e si mettono a guardare partite. Sono appassionatissimi, non lo fanno solo per lavoro. È un valore aggiunto.

Volevamo parlare anche un po’ di lei...

Io sono uno fortunato, che è riuscito a trasformare una passione in un lavoro. Grazie al direttore Salvatore Di Somma. Senza di lui, che mi volle alla Juve Stabia solo perché incuriosito dalla mia passione, probabilmente oggi sarei uno che parla di calcio al bar.

Genovese ed ex genoano.

Ho fatto le giovanili rossoblù, poi ho giocato in D nelle squadre liguri. Ma presto ho capito che non sarebbe stato il mio lavoro.

Genoano o sampdoriano?

Spezzino.

Eh?

Mio zio è stato una bandiera dello Spezia, capitano tanti anni, Beppe Vecchio. La famiglia andava a vedere le Aquile e portava anche me. Fu mio zio a consigliarmi a Di Somma che cercava un osservatore. Quando sono arrivato a Como mi sono trovato Guidetti e non ci volevo credere: quante volte lo avevo visto giocare...

Poi Benevento.

Una bella avventura. Dalla C alla A e anche una esperienza nella massima serie da non buttare via. Un bel mercato di gennaio.

Quali sono i giocatori che ha scoperto?

Non mi piace attribuirmi meriti, i meriti sono sempre sella società, si lavora in team. Si fanno tanti discorsi, la volontà di chiudere o meno su un giocatore è collettiva. Certo nel Benevento abbiamo lanciato tanti ragazzi, da Ciciretti, a Viola, a Del Pinto, a Bonifazi.

Cosa vuol dire capo scouting?

A volte si ha una percezione distorta di questo ruolo. Spesso lo si associa ai giovani, ai talenti da scoprire.. In realtà è molto più vasto. Scouting è cercare quello che serve ed è funzionale al tuo progetto. Non conta l’età.

Come lavora lei.

Ripeto, siamo un team. Passiamo al setaccio partite di tutti i campionati e di tutte le categorie.. Per dire, anche un intero campionato in un giorno. Io rendo meglio la notte, nel silenzio. Con la lavagna accanto per segnare nomi e caratteristiche. Ho un computer con 20.000 giocatori schedati per caratteristiche, tutti visti. Il video aiuta la scrematura, poi però devi andare a vedere sul campo.

Cosa sta guardando in questo periodo?

Campionati nordici.

Lei ha portato qui gli olandesi.

Il campionato olandese era funzionale perché c’erano parecchi svincolati di valore.

Che Como sarà quello di serie B?

Un Como dei piccoli passi. Un Como che dovrà stabilizzare la categoria. Stiamo cercando profili per quell’obiettivo. Non dobbiamo partire per conquistare chissà che, non dobbiamo essere presuntuosi, ma essere affidabili.

In C, Como sorpresa o Como naturalmente forte?

Il Como non era stato costruito per essere primo. Ma per essere competitivo e frequentare le zone alte. Poi il gruppo ha fatto cose straordinarie, trovando energie incredibili nelle difficoltà. Ad esempio, dopo i derby persi in una maniera che avrebbero stroncato chiunque. Invece testa bassa e ripartenza. Poi fatemi citare Gattuso: bravissimo.

Però in B è in debuttante.

Gattuso è uno che aveva solo bisogno dell’occasione giusta per mettersi alla prova. Farà sicuramente bene.

Como com’è?

Mi ha dato un dispiacere in carriera a Benevento, ma adesso mi ha regalato la promozione più bella delle tre (in dieci anni). Dicono che sia una piazza fredda, a me pare caldissima, Sembra una piazza del sud...


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