Como: soste, esilio e rinvio Lo “strano ma vero” azzurro
L’esilio novarese di squadra e tifosi (Foto by Cusa)

Como: soste, esilio e rinvio
Lo “strano ma vero” azzurro

La lunga pausa per il coronavirus lascia spazio a un bell’amarcord

Cinquanta giorni, in due tranches, senza partite. Gli ultimi 23 con la mascherina in faccia e la totale incertezza su cosa possa succedere di qui in avanti, al netto dei progetti di ripartire. Questo periodo entra di diritto, un po’ angosciosamente, negli “Strano ma vero” della storia del Como. E così siamo andati a caccia degli altri casi in cui ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: «No, dai: non può essere vero».

Non c’entra nulla, ma questo lungo esilio dal Sinigaglia (alla fine saranno 30 giorni) riporta alla mente la squalifica di 4 giornate dello stadio comasco nel 2003 dopo gli incidenti di Como-Udinese. Il Como giocò a Reggio Emilia con l’Atalanta e a Piacenza contro Roma, Parma e Juventus, con le carovane di tifosi, in treno o in pullman, che si muovevano. Una situazione strana. Così come strana è stata quella dell’esilio dal proprio campo per lavori, all’inizio della Serie B di 5 anni fa. Tre partite in campo neutro a Novara. Altro choc, anche se minore, il rinvio della prima partita di campionato della serie A contro la Roma. Il Como aspettava da 13 anni la massima serie, e la prima partita saltò per via della battaglia per i diritti tv.

Alcune volte siamo andati allo stadio, chiedendoci se davvero quello era il solito, amato Sinigaglia. Accidenti, non sembrava lui. La configurazione nuova del 1975, con i buchi e le tribune al posto della pista di ciclismo aveva deturpato in monumento sportivo della città ma regalava, con la gente attaccata al prato, più passione e più colore. Il 4 novembre del 1979, invece, per Como-Genoa, davvero il Sinigaglia bianco blu non sembrava più lui: in seguito all’omicidio Paparelli di Roma, divieto assoluto di introdurre qualsiasi striscione, vessillo o bandiera. Il cemento vivo era uno schiaffo in faccia alla passione. Una strana sensazione correva lungo la schiena. Ma lo sconvolgimento più forte fu il 18 novembre 1984, Como-Cremonese, quando la tifoseria azzurra traslocò dalla Curva Monumento alla Curva Azzurra. Davvero quel giorno sembrava di essere da un’altra parte. Così come anche nel campionato 90-91, quando venne abbattuta la storica tribuna centrale, quella delle colonne che non facevano vedere bene la partita (anche ai radiocronisti), e tutto il pubblico non di curva andò nei distinti. Si giocava con i cumuli di macerie, e parte della via Sinigaglia, in bella vista. Quello che sognano i tifosi di oggi pur di vedere ristrutturare lo stadio oggi.

I casi Ciuccariello ed Essien sono stati lo “Strano ma vero” più incredibile della storia azzurra. Giorni in cui davvero sembrava che la storia del Como potesse finire per sempre. Quella di Ciuccariello, finto nobile di Cuneo scambiato dai tifosi per un barman, fu soprattutto una comica. La storia della Essien molto più drammatica.

Nel 2004, d’estate, tutti i tifosi del Como si trovarono al Sinigaglia per assistere alla partita che non c’era. Fu il primo di una lunga serie di giorni, sparsi in più di dieci anni, in cui sembrò davvero finita. Non c’era nessuna partita, quella sera, ma la curva era piena di striscioni e fumogeni e anche in campo c’erano vessilli e scritte ironiche. Il tifo per la partita che non c’era fu uno dei più bei “Strano ma vero” della storia del Como.

Due anni fa abbiamo visto il Como giocare a Catania con maglie prestate sul posto, (verdi!!!) perché non c’erano nemmeno le mute. Ma strana fu anche quella decisione che portò Olginatese-Como di serie D del 2006 ad essere disputata sul neutro di... Trento. Per paura di scontri assolutamente inesistenti.


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