Accorciare le attese  per visite ed esami  La Regione ci prova
L’emergenza Covid si è ripercossa negativamente sulle prestazioni ambulatoriali (Foto by archivio)

Accorciare le attese

per visite ed esami

La Regione ci prova

L’obiettivo: 3.500 prestazioni ambulatoriali entro l’anno per tornare ai livelli dell’era pre-pandemica - Ma la macchina sanitaria stenta ancora a riprendersi

Da mesi i cittadini lamentano la difficoltà di prenotare per tempo esami e visite. Non c’è posto, serve ormai a poco anche la ricetta a scadenza breve firmata dal medico.

Qualche dottore cerca anche di trovare un appuntamento in fretta prescrivendo prime visite, perché le agende dei primi controlli dovrebbero essere più snelle negli ospedali.

I numeri

Il problema delle lunghe liste d’attesa era già grave prima del Covid, la pandemia ha peggiorato le cose facendo saltare migliaia di operazioni e diagnosi. Ora la Regione per ridurre i tempi d’attesa intende «erogare un maggior numero di prestazioni sanitarie di primo accesso, assegnando all’Asst Lariana l’obiettivo di effettuare entro il secondo semestre dell’anno 3.500 prestazioni ambulatoriali aggiuntive rispetto il 2019».

Il problema, sia chiaro, non è soltanto di Como, ma di tutta la Lombardia e di mezza Italia. A Como comunque l’Asst Lariana ha firmato a inizio settimana con i rappresentanti dei medici specialisti un accordo per mettere a disposizione su base volontaria più ore di lavoro, dietro remunerazione, per aumentare posti e appuntamenti. Il traguardo è tornare al 100% delle operazioni chirurgiche che gli ospedali comaschi facevano nello stesso periodo del 2019 e al 90% delle prestazioni ambulatoriali. Non sarà facile.

Durante i picchi pandemici le prestazioni sanitarie sono calate del 40%, anche del 50% su base mensile. Colpa anche della paura dei pazienti di rimanere contagiati. Adesso i sanitari stanno recuperando terreno, ma siamo ancora ad un 10% circa di distanza rispetto a due anni fa. È da soli tre mesi che i ricoveri Covid sono ormai confinati nel solo reparto delle Malattie infettive di San Fermo della Battaglia.

Servono anche infermieri

«Stiamo riassorbendo i medici prima impegnati nelle vaccinazioni – spiega Giuseppe Carrano, direttore delle attività cliniche del territorio dell’Asst Lariana e segretario della Cgil medici Como – e il piano regionale segue un rientro delle attività, sul tema l’ex azienda ospedaliera ha aperto un tavolo utile anche a monitorare i traguardi raggiunti. Siamo già partiti il primo settembre, certo facile non sarà». Oltre ad uno sforzo aggiuntivo dei medici gli ospedali hanno bisogno della presenza degli infermieri. «Tornare ai livelli del 2019 è l’obiettivo, l’esecuzione del piano però è da vedere – dice Mauro Martinelli, specialista referente della Cisl medici – il monte di visite e operazioni perso a causa della pandemia è imponente. Stiamo già recuperando, ma bisogno pensare che triage, mascherine e distanze restano ancora». La doverosa a attenzione utile ad evitare il contagio rallenta la macchina sanitaria. Anche ospedali come il Valduce faticano a rispondere nei tempi prescritti ai crescenti bisogni di cura dei comaschi, le richieste sono aumentate.


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