Campione, la stima del commissario  «Riaprire il casinò costa 50 milioni»
Il casinò municipale di Campione d’Italia quando era ancora in attività

Campione, la stima del commissario

«Riaprire il casinò costa 50 milioni»

L’esperto nominato dal governo:« In più ci sono i debiti da pagare». La relazione è inserita nel fascicolo sulla nuova istanza di dissesto. Si torna in aula l’1 febbraio

Riaccendere le luci sui tavoli verdi di Campione d’Italia costerebbe, al netto dei 130 milioni di debiti accumulati e da pagare, non meno di cinquanta milioni di euro.

A dirlo e a metterlo nero su bianco, in una relazione inviata al ministero dell’Interno, è il commissario governativo Maurizio Bruschi, nominato nel 2019 per verificare la reale possibilità di poter far ripartire l’attività della casa da gioco dopo l’annullamento della sentenza di fallimento.

La relazione di Bruschi è finita nel fascicolo sulla reiterata istanza di fallimento presentata dalla Procura di Como.

Un documento, quello del commissario straordinario, che rende ancor più ripida la scalata degli amministratori del Casinò per presentare un piano di concordato preventivo che da un lato consenta di evitare il dissesto e dall’altro permetta di far ripartire l’attività della società di gestione della casa da gioco il cui socio unico, il Comune di Campione d’Italia, com’è noto ha da tempo non pochi grattacapi per far quadrare i propri bilanci.

A rendere la relazione tra il Casinò e il Tribunale fallimentare non particolarmente agevole, poi, ci si è messo anche quel passaggio nella recente ordinanza dei giudici in cui viene criticato l’operato dell’amministratore unico Marco Ambrosini, additato come «attinto da un procedimento penale per false comunicazioni sociali», fatto in realtà non vero: a carico di Ambrosini, infatti, non vi è aperto alcun procedimento penale e non è mai stato accusato di false comunicazioni sociali. Si tornerà in aula l’1 febbraio.

Paolo Moretti


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