Casinò, non siamo mica la Svizzera  I 350 lavoratori italiani senza assegno
Pentole, fischietti e papillon di protesta. Così una dipendente del casinò nel centro di Como l’altro giorno

Casinò, non siamo mica la Svizzera

I 350 lavoratori italiani senza assegno

Campione Berna riconosce l’80% dello stipendio ai 150 elvetici dipendenti della casa da gioco

Casinò di Campione, la Svizzera aiuta chi è rimasto a casa, l’Italia non ancora.

I lavoratori della casa da gioco ormai fallita residenti in Ticino hanno bussato alle porte di Berna e la segreteria di Stato dell’economia ha accordato loro una indennità pari a circa l’80% dello stipendio prima ricevuto in franchi, sono circa 150 gli ex dipendenti che possono beneficiare di questa tutela. I restanti, quindi circa 350 lavoratori che abitano in territorio italiano, non godono al momento di degli ammortizzatori sociale.

«No, in Italia l’indennità di disoccupazione viene riconosciuta solo se è già scattato il licenziamento – spiega Luca Fogliata, sindacalista di categoria della Uil – ma ad oggi i dipendenti del Casinò sono di fatto sospesi. A chi abita in Svizzera invece è già stata offerta una tutela, il requisito, oltre alla residenza, è la continua ricerca di un posto di lavoro, le persone che percependo l’indennità dovranno dimostrare di essere cercare un’occupazione».

L’indennità di disoccupazione italiana ha un tetto massimo pari a 1300 euro, poco per chi vive tra Lugano e Mendrisio, le nostre procedure sono più lente, meno snelle. «Abbiamo contattato una gentile funzionaria della segreteria di Stato dell’economia – racconta Gilberto Russo, una risorsa sindacale del Casinò – e anche se non siamo stati licenziati ci hanno accordato un aiuto, un’indennità che varia tra il 70% e l’80% dello stipendio svizzero in base ad alcuni parametri, per esempio se si ha una famiglia a carico. Diciamo che è aria fresca per almeno 150 famiglie, nella speranza che a breve la casa da gioco possa riaprire».

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