Due anni senza Casinò: «Va riaperto»  A Campione si pensa ai privati
Una vista d’archivio del casinò di Campione, chiuso da due anni

Due anni senza Casinò: «Va riaperto»

A Campione si pensa ai privati

Vertice in prefettura alla vigilia del secondo anniversario della chiusura

I sindacati chiedono di coinvolgere il governo: «Ci sono 400 persone con la cassa in scadenza»

Il Casinò di Campione d’Italia è stato dichiarato fallito dal tribunale di Como il 27 luglio di due anni fa. Alla vigilia della triste ricorrenza i sindacati tornano alla carica chiedendo per l’ennesima volta di riaprire la casa da gioco. Ci sono più di 400 ex dipendenti con la cassa integrazione ormai in scadenza.

Sono stati proprio questi i principali nodi al centro dell’incontro avvenuto lunedì tra i rappresentanti dei lavoratori, il prefetto di Como Ignazio Coccia, il commissario prefettizio alla guida del Comune campionese Giorgio Zanzi e il senatore del Pd Alessandro Alfieri.

«Il vertice si è tenuto in merito alla possibile riapertura della casa da gioco – fanno sapere i sindacati in una nota - propedeutica al rilancio economico della comunità campionese e sulla rioccupabilità di circa 400 ex dipendenti, attualmente percettori di ammortizzatori sociali, ma la cui scadenza è ormai prossima.

Nel corso dell’incontro si è manifestata la volontà da parte del governo nazionale di voler privilegiare, tra le diverse ipotesi suggerite dall’ex commissario straordinario Maurizio Bruschi, nominato dal precedente governo, la scelta dell’investitore privato nella gestione della casa da gioco. Scelta che non graverebbe sulle risorse pubbliche, il cui controllo e vigilanza dovrebbero restare in mano pubblica». Aggiungono i sindacati: «Si evidenzia con forza, come sul tavolo rimangano altresì ulteriori criticità non risolte derivanti dalla specificità del territorio campionese in quanto exclave, come per esempio la reale fruibilità da parte dei cittadini dei servizi, tra cui quelli sanitari, quelli educativi e la relativa dotazione organica del comune che necessitano di interventi urgenti dei soggetti istituzionali preposti: Regione e Governo».

Sottoscrivono le richieste i tre maggiori sindacati confederali di Como, Cgil, Cisl e Uil e le loro categorie di riferimento, ma anche le sigle di settore come Confasl e Snalc.


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