Gli oratori devono pagare la Tari  Scoppia la polemica a Tavernerio
Il campetto dell’oratorio di Ponzate (Foto by archivio)

Gli oratori devono pagare la Tari

Scoppia la polemica a Tavernerio

Il Comune non li esenta, ma riduce la quota ai due centri parrocchiali a 50 e 28 euro. L’ex sindaco Radice: «Assurdo». Il vicesindaco: «Vanno rispettati tutti gli altri contribuenti»

A Tavernerio gli oratori, seppur in forma ridotta e agevolata, da quest’anno dovranno pagare la Tari, la tassa rifiuti. La novità è emersa nel corso del consiglio comunale di martedì e ha creato non pochi malumori anche all’interno della maggioranza, divisa in una situazione che rimanda ai personaggi di Giovanni Guareschi don Camillo e Peppone.

La situazione è diventata problema a seguito degli accertamenti della società San Marco, che ha verificato la Tari non pagata dal 2012 al 2016: in totale 1.200 euro, con una proiezione fino a 1.500 euro, per gli oratori delle parrocchie unite di Tavernerio e Solzago, guidate attualmente da don Giorgio Cristiani, e 200 euro, con una proiezione fino a 600 euro, per l’oratorio della parrocchia di Ponzate, guidata da don Agostino Clerici.

«Questa situazione andava regolarizzata; abbiamo quindi deciso di far pagare la Tari, limitandola alle sole superfici di mensa e refettorio dei tre oratori e riducendola alla sola quota variabile – ha spiegato Bianchi – Tradotto: pagheranno 50 euro all’anno le parrocchie di Tavernerio e Solzago e 28 euro quella di Ponzate».

Una scelta che non è piaciuta alla minoranza e a parte della maggioranza: «Va benissimo regolarizzare la posizione delle parrocchie, ma andavano esentate dal pagamento – ha incalzato la “doncamillista”, ex sindaco, Rossella Radice – Mi sembra assurdo e ridicolo quello che stanno facendo sindaco e giunta. Dovevate essere dei signori ed esentare».

Esponente dei “pepponisti” laici è invece la vicesindaco, Federica Trombetta: «Abbiamo incontrato i parroci e spiegato la situazione: riconosciamo il ruolo sociale importante degli oratori, ma bisogna anche riconoscere che sono strutture non frequentate dal 100% della popolazione. Mi pare giusto quindi che, per rispetto di tutti i contribuenti, gli oratori paghino, in forma ridotta».

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