Il consiglio vota sì alla “grande Como”  Ma i sindaci non la vogliono
L’idea è quella di allargare i confini del capoluogo assorbendo i Comuni della cintura urbana

Il consiglio vota sì alla “grande Como”

Ma i sindaci non la vogliono

Passa con i voti del Pd la mozione di Fdi - Contrari tutti i sindaci dei Comuni della cintura - «Il capoluogo pensi prima a risolvere i suoi guai»

Como

In Comune arriva il sì alla “Grande Como”, ma i piccoli vicini di casa rispondono no grazie.

Mercoledì sera il consiglio comunale ha approvato una mozione presentata da Fratelli d’Italia per allargare i confini cittadini, nella speranza che un’aggregazione con i Comuni limitrofi porti ad una migliore gestione dei grandi temi, dalla viabilità al turismo passando per la sicurezza.

Il voto come di recente succede quasi sempre è andato in ordine sparso. Nella maggioranza favorevoli Insieme e Forza Italia, la Lega si è astenuta. «Altri guardano al capoluogo con interesse – l’intervento del sindaco Mario Landriscina ha avuto toni piuttosto generici –. Forse questo capoluogo ha fatto poco o forse ha fatto quel che poteva fare. Ma assicuro che in questi anni ho incontrato molti amministratori con le migliori intenzioni». Contrario Alessandro Rapinese: «Immagino che tutti accorrano a Como affascinati da come gestiamo le piscine e il forno crematorio». La proposta è passata con i voti del Pd.

«Penso che le fusioni siano improbabili – così il capogruppo dei democratici Stefano Fanetti – ma abbiamo votato per chiedere alla città di tornare a fare il capoluogo, di fare da capofila per il territorio».

E i vicini cosa ne pensano? Nei 17 Comuni della cintura abitano circa 84mila comaschi contro gli 80mila della città. «Como dovrebbe fare da traino - dice Alberto Introzzi, sindaco di Montano Lucino – e in questo momento non fa la sua parte. Quanto alle fusioni il sistema cittadino è incagliato e deve prima risolvere almeno alcuni dei suoi grandi problemi».

«Non credo più alle fusioni – commenta Matteo Monti da Cernobbio – e poi oggi i piccoli funzionano meglio. Si può collaborare su alcuni temi, il turismo e la cultura». «Non sarebbe conveniente – ribadisce Alberto Trabucchi per Blevio – finiremmo per avere servizi peggiori. Como piuttosto deve recuperare la posizione di capofila». La linea d’onda è quasi ovunque la stessa. Qualcuno ragiona poi di identità territoriali, è da sempre contrario San Fermo. Di ripetuti tradimenti e matrimoni parla il sindaco Saverio Saffioti di Brunate: «La nostra vicinanza è oggettiva – argomenta – lo scoglio a me pare è più amministrativo».

«Sicuramente sarebbe fondamentale avere un coordinamento per affrontare i grandi temi – dice Mirko Paulon, il sindaco di Tavernerio – la viabilità, la nuova tangenziale e le infrastrutture, l’inquinamento. Servirebbe un tavolo permanente, ma in tempi recenti ricordo solo una singola convocazione e una lettera sul traffico per la Città del balocchi». «Ho sempre detto che ci serve un vero capoluogo di provincia – spiega Alessio Cantaluppi per Lipomo – una regia che Como non ha svolto. Quanto alle fusioni sono perplesso, per ragioni di storia e di bontà dei servizi». Diversi commenti si soffermano sui compiti dell’ente provinciale che fino a ieri sembrava essere sparito. «Da parecchi anni la città non fa la città, di sicuro non con questa giunta – dichiara Fabio Bulgheroni da Casnate – io però vado controcorrente e sono favorevole alle fusioni. Anche i piccoli da soli non hanno futuro. E la città che ha gravi problemi ha comunque bisogno di spazi».


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