Multa al pendolare con il biglietto del bar  Online esplode il dibattito su Trenord
Una biglietteria automatica

Multa al pendolare con il biglietto del bar

Online esplode il dibattito su Trenord

Fa discutere la sanzione di 60 euro per chi non indica data e ora sui tagliandi. Segnalato un inconveniente: «I carnet vidimati a mano non vengono letti dalle macchinette»

Rischia la multa sul treno chi non ha la penna in tasca. Chi vidima il carnet un po’ con la macchinetta e un po’ con la stilografica. Suscita dibattito la multa presa da un pendolare di Fino Mornasco, ben 60 euro. Questo viaggiatore era appena tornato dalle ferie e siccome il mese era ormai finito ha comperato un biglietto. Quattro euro andata e ritorno per un tagliando acquistato al bar perché al distributore automatico c’era una lunga coda. Il biglietto stampato da terzi rivenditori autorizzati però è più grande del normale e non entra nell’obliteratrice che lo deve annullare.

Forse non tutti sanno che, in questo caso , il pendolare ha l’obbligo di segnare con la penna luogo e ora dell’acquisto sul biglietto. Solo che il pendolare non aveva una biro in tasca. Salito lo stesso in carrozza ha visto in lontananza il capotreno, l’ha aspettato seduto e gli ha spiegato la situazione. Niente da fare, è scattata la multa: è stato punito con una sanzione da 60 euro nonostante avesse spiegato qual era il suo problema.

Il mondo dei pendolari, letta questa disavventura, si è sbizzarrito suggerendo tanti simili esempi di multe prese e di multe rischiate. «Mi viene in mente il nuovo carnet – spiega Matteo Mambretti, del comitato viaggiatori della Milano Asso – è un ticket valido per dieci corse, adesso si può vidimare sia con la macchinetta elettronica sia con la penna, c’è lo spazio sul fronte per scrivere. L’obliteratrice scala in automatico ad ogni passata una corsa, senza però calcolare i viaggi già segnati con la penna. Si rischia di fare confusione, superando senza volerlo il numero di viaggi».

Altro esempio? «Chi non ha il biglietto non è sanzionabile se la stazione di partenza non ha una biglietteria o un distributore funzionante – racconta ancora Mambretti – oppure se nel raggio di 200 metri non ci sono dei bar o delle edicole convenzionate con Trenord».

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