Ranch confiscato alla mafia  «Il Comune di Oltrona lo richiederà»
L’azienda agricola sequestrata a Bartolomeo Iaconis

Ranch confiscato alla mafia

«Il Comune di Oltrona lo richiederà»

L’assemblea pubblica ha dato il via libera alla proposta al Tribunale - Tutti d’accordo, dal Comune alle parrocchie coinvolte di Rebbio e Appiano

Via libera alla richiesta di assegnazione provvisoria del maneggio confiscato a Bartolomeo Iaconis, boss dell’ndrangheta. L’assemblea pubblica di presentazione del progetto di valorizzazione sociale del comparto agricolo sequestrato in via Tavorella - ranch di circa 6mila metri quadrati con abitazione di 100 metri quadrati, campi e boschi per 12mila metri quadrati in cima alla collina del Ronco - ha dato mandato al sindaco, Aurelio Meletto, di formalizzare al Tribunale di Milano la manifestazione di interesse del 2 luglio.

L’assemblea si è aperta con un inquadramento, a cura di Paolo Moretti giornalista de La Provincia, della penetrazione e radicamento della criminalità organizzata nel Comasco, di cui Iaconis è stato un esponente di spicco. Già arrestato nel 1994 nell’ambito dell’operazione Fiori di San Vito, in quanto ritenuto il capo della locale di Fino Mornasco, condannato dalla Corte d’Assise di Como all’ergastolo come mandante dell’omicidio di Franco Mancuso ucciso nel 2008 in un bar di Bulgorello.

I partner del progetto

Partner del progetto le parrocchie di San Martino di Rebbio e Santo Stefano di Appiano Gentile.

«Il nostro ruolo vuole essere di facilitatori e insieme ad altri, spero tantissimi, dare la nostra disponibilità almeno per una gestione iniziale del bene – ha affermato don Giusto Della Valle, parroco di Rebbio – Tre gli obiettivi del progetto. Custodire il bene, quindi una presenza di persone che abitino la casa colonica, da destinare a persone che non riescono a trovare un alloggio; lo spazio sotto (ex rimessa di slot machine) può diventare luogo di incontri, o laboratorio di espressione artistica. Avviare piccole attività di allevamento e di produzione agricola. Proporre ai giovani e non solo campi di lavoro con l’obiettivo di educare alla legalità».

Il progetto punta a rendere il bene confiscato una risorsa per ristabilire la legalità, e coltivarne la cultura, nei luoghi in cui è venuta meno. «Questa è una zona di prostituzione e droga – ha detto don Giusto – Ci va bene che i nostri giovani si rovinino perché trovano facile uso di stupefacenti, o vogliamo lottare contro chi sul male fa affari?» Un suo collaboratore, Angelo Rusconi, gli ha fatto eco: «L’obiettivo è la conservazione del bene e la riabilitazione, ma anche cercare di farne un laboratorio di cultura alla legalità. Sarebbe il primo in provincia di Como».

«Unione di forze e competenze»

Questo progetto è un’occasione. «Sono contento dell’opportunità che ci è data – ha sostenuto monsignor Erminio Villa, decano di Appiano Gentile – Non abbiamo in tasca la soluzione, ma non ci tiriamo indietro. Vedo una grande opportunità di un metodo di lavoro che unisce le forze e le competenze».

Rinfrancato il sindaco: «Sono incoraggiato dalla condivisione e dal supporto dei cittadini al progetto».


© RIPRODUZIONE RISERVATA