San Fermo, altro che fusione ricca  Incasserà 322mila euro di meno
Il Comune di San Fermo, unitosi con quello di Cavallasca nel 2017

San Fermo, altro che fusione ricca

Incasserà 322mila euro di meno

Lo Stato ha ridotto del 25% la cifra annuale versata per l’unione con Cavallasca avvenuta nel 2017. Il sindaco: «È un’ingiustizia, i patti vanno rispettati»

Attenzione a chi non mantiene le promesse. Quest’anno dei trasferimenti statali promessi al Comune amministrato da Pierluigi Mascetti e maggiorati in ragione della fusione con Cavallasca scattata il primo gennaio 2017 arriveranno 322 mila euro in meno rispetto a quanto attribuito nel 2018.

Una riduzione consistente perché se è vero che i trasferimenti statali per la fusione nel 2018 erano stati 781.701,42 euro più i 120.107,42 decretati il 26 giugno scorso dal ministero dell’Interno per un totale di 901.808,84 è vero anche che rispetto ai 765.973,93 euro ricevuti nel 2017 - e previsti per tutto il decennio dal 2017 al 2026 - la riduzione di quest’anno si aggira intorno al 25%, davvero non poco. In termini assoluti, poi, se il contributo diminuito di quest’anno viene paragonato ai 900 mila euro dati nel 2018 ci sono per l’anno in corso 322 mila euro in meno.

Se invece i 120 mila euro “aggiunti” e comunicati il 26 giugno si sommano ai 580 mila euro disposti dal ministero per il 2019 ci si ritrova comunque con 60 mila euro in meno rispetto ai 766 mila avuti nel 2017 e sulla previsione fatta fino al 2016.

Quindi la “profezia” che il consigliere di minoranza Giuseppe Micari fece ad aprile nel corso din un consiglio comunale, ovvero che nel 2026, quando cesseranno i contributi statali per la fusione effettuata (circa 760 mila euro all’anno per 10 anni), la spesa corrente sarà di gran lunga superiore alle entrate, con il Comune che andrà in rosso, sembra che possa avverarsi prima del tempo se non arriveranno tutti i soldi promessi per la fusione.

«Non va assolutamente bene – commenta il sindaco Pierluigi Mascetti - “pacta sunt servanda”, i patti devono essere osservati. È assurdo che venga comunicata una cifra e che si facciano le fusioni allettando economicamente gli interlocutori per poi tagliare a tradimento ed in maniera importante le risorse trasferite».


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