Vietato ammalarsi il venerdì sera  «Che odissea far visitare mia figlia»
Guardia medica sotto accusa: rifiutata la visita a una bimba che aveva la febbre alta (Foto by archivio)

Vietato ammalarsi il venerdì sera

«Che odissea far visitare mia figlia»

Bambina di 4 anni con la febbre alta, ma la guardia medica si rifiuta di visitarla

Non parlate a Cinzia di eccellenza della sanità lombarda, per carità. È appena uscita dall’ospedale con sua figlia Beatrice, 4 anni soltanto, quando risponde al telefono per raccontare la sua disavventura il cui titolo perfetto potrebbe essere: «Vietato ammalarsi il venerdì sera».

«Mia figlia - racconta Cinzia - non ha avuto mai nemmeno un raffreddore fino a quando non ha cominciato la materna. L’ultima settimana di settembre ha fatto un’otite e un ciclo di antibiotici. Venerdì 8 ottobre improvvisamente le sale la febbre a 39. Contattata la pediatra, che non era più in ambulatorio, mi dice di portarla in guardia medica». E qui ha inizio l’odissea: «Al numero unico 116117 non risponde nessuno. Per 25 minuti ascolto l’insistente disco che chiede di rimanere in linea. Allora cerco di capire dove possa essere ora la guardia medica pediatrica. Trovo i “vecchi riferimenti” che indicano operativa la sede di Fino Mornasco e decidiamo di andare di persona». Tutto spento. Nessuno nei paraggi.

«Contatto allora il pronto soccorso pediatrico del Sant’Anna, dove mi ricordano che da loro si accede solo per urgenze. Spiego la situazione e mi viene chiesto di chiamare la guardia medica». Mamma, papà e bambina salgono in auto e partono per la sede di Appiano Gentile. «Qui non ci aprono nemmeno la porta, spiegando frettolosamente al citofono che loro non sono pediatri e con la febbre non visitano. Suggeriscono di portarla alla guardia medica pediatrica di Fino Mornasco».

In pronto soccorso

In questo allucinante giro dell’oca, Beatrice si addormenta (anche per merito della tachipirina) e quindi si decide di tornare a casa. Ma il sabato, riecco il febbrone. «A questo punto decido di portarla al pronto soccorso pediatrico del Valduce. Fortunatamente non c’è fila. Veniamo accolti con grande gentilezza. Sentendomi a disagio, spiego le mie vicissitudini alla dottoressa che si dice perplessa dal comportamento della guardia medica che non ci ha nemmeno aperto la sera prima. Viene effettuata una visita e diagnosticata una lieve otite. Prescritto antibiotico con l’indicazione di non prenderlo fino a lunedì per sentire anche il parere della pediatra di base. Questo per non sovraccaricare la bambina che aveva appena terminato un ciclo». A mamma e figlia non viene fatto alcun tampone.

Lunedì viene contattata la pediatra: «Ci dice di iniziare subito la cura con l’antibiotico e anche lei resta spiazzata dal comportamento della guardia medica. Mercoledì però la febbre è ancora alta e decido di portare la bambina in pronto soccorso», questa volta al Sant’Anna. Qui viene subito ricoverata: «Dopo averci fatto a entrambe il tampone, e stupendosi che al Valduce avessero deciso di non farlo, scoprono che mia figlia ha in corso una broncopolmonite e così la ricoverano». Quattro giorni di ospedale e antibiotico mirato e, ieri pomeriggio, il ritorno a casa. «Ora sta meglio, per fortuna» conferma mamma Cinzia. Che però ha un dubbio e un quesito legittimo: «In tutto il tempo in cui non è stata visitata perché siamo stati rimbalzata da una parte all’altra, è peggiorata tanto da dover aver bisogno di un ricovero? Si poteva fare a meno di questi quattro giorni in ospedale?». Fin qui il dubbio. Ed ecco l’interrogativo: «Mi chiedo se è normale ciò che ci è successo. Davvero se un bimbo non sta bene nel fine settimana deve per forza andare in pronto soccorso? E poi ci si lamenta delle lunghe attese e degli accessi per l’arrivo di pazienti non urgenti…». E l’eccellenza? Per quella, attendere prego.


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