Abbandona la figlia e fugge in Messico        Papà comasco finisce sotto processo
Papà comasco a processo per mancato sostentamento della figlia

Abbandona la figlia e fugge in Messico

Papà comasco finisce sotto processo

Nel 2019 la bimba di 6 anni lo ha atteso invano per ore dopo la scuola

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La piccola Maria (nome di fantasia, per proteggerne la privacy), 6 anni appena, aspettava il papà a scuola. Era il giorno dedicato al padre, e lei lo attendeva per trascorrere un po’ di tempo con lui. Papà e mamma si stavano separando e l’affidamento era condiviso. In piedi accanto alla maestra Maria l’aveva atteso a lungo, vedendo i compagni di classe sfilare via uno dopo l’altro, chi con il nonno, chi con la nonna, chi con mamma e papà. Era rimasta sola, alla fine. Del padre, nemmeno l’ombra.

La scuola, un po’ spazientita, aveva impugnato il telefono, informandosi sul perché di quel ritardo esagerato. Dall’altra parte della cornetta, la madre era rimasta a sua volta sorpresa. «Era il suo giorno, toccava a lui passare a prendere Maria per stare un po’ con lei». Era il mese di settembre del 2019. Da quel giorno, la bambina non ha più visto suo padre, letteralmente scomparso nel nulla per poi riapparire, tempo dopo, in Messico con una nuova attività, una nuova vita ostentata sui social e nessuna voglia (apparente) di tornare indietro. Di storie di genitori che non rispettano gli obblighi di mantenimento dei figli, le aule di Tribunale anche a Como sono piene. Questa però, discussa in settimana davanti al giudice Cristiana Caruso , è davvero amara, perché viene da pensare alla piccola Maria e al suo volto nella vana attesa del papà, scomparso nel nulla.

Le accuse

L’uomo, che ovviamente non è apparso in aula – rimane ancora dall’altra parte dell’oceano – è accusato dalla Procura di «non aver ottemperato all’obbligo economico impostogli dal Tribunale con provvedimento del 20 settembre 2019, relativo alla separazione personale dei coniugi, non corrispondendo l’assegno mensile stabilito alla figlia di 6 anni dell’importo complessivo di 400 euro», il tutto «privando quest’ultima dei mezzi di sussistenza». In realtà, riguardando le carte, il padre – 36 anni – il primo assegno da 400 euro l’aveva versato, poi era scomparso nel nulla. Ad oggi, due anni e tre mesi dopo, i soldi versati alla figlia per il suo mantenimento rimangono fermi a quei 400 euro iniziali.

Papà e mamma, come detto, hanno in corso una causa di separazione non consensuale (e non potrebbe essere altrimenti, viene da dire). Si attende la sentenza civile ma la figlia, nel frattempo, è passata sotto l’affidamento esclusivo alla madre (ed anche in questo caso, non potrebbe essere altrimenti). La donna si fa in quattro, si alza presto, lavora in Svizzera e ha preso una baby-sitter per stare accanto alla figlia. Maria, da quanto si è appreso, chiede continuamente del padre e del perché della sua assenza. Lo sente qualche volta via telefono, ma nulla più.

L’udienza

Pare che in un primo momento l’uomo si sia giustificato con la scusa (buona per tutto) del Covid che rendeva impossibile il suo rientro. Di sicuro dal Messico non sono mai arrivati assegni per la figlia. Nelle scorse ore, come detto, c’è stata di fronte al giudice la prima udienza penale, con in aula gli avvocati Rita Mallone (per la mamma) e Paolo Arrigoni , difensore d’ufficio. L’udienza è stata rinviata a settembre quando dovrebbe arrivare la sentenza. Per chiudere – al meno dal punto di vista penale – una prima piccola parte di questa storia storia. Senza dubbio quella meno importante.


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