Accoglienza dei minori stranieri La Procura indaga tre dirigenti comunali
La struttura di via Vertua Gentile a Tavernola, chiusa dall’ottobre del 2015

Accoglienza dei minori stranieri
La Procura indaga tre dirigenti comunali

Sono accusati insieme al presidente della Cooperativa Biancospino di avere prorogato un appalto senza provvedere all’istruzione di un nuovo bando pubblico

Una nuova inchiesta della Procura della Repubblica coinvolge tre dirigenti ed ex dirigenti del Comune di Como, che in questi giorni hanno ricevuto un avviso di conclusione di un’indagine preliminare per abuso d’ufficio, paradossalmente avviata da un esposto presentato dallo steso ufficio legale del Comune.

Gli indagati sono Franca Gualdoni, già responsabile dei Servizi sociali del Comune, Antonella Petrocelli, ex segretario generale di Palazzo Cernezzi, e Marina Ceresa, tuttora vicesegretario generale. Con loro anche Michele Borzatta, in veste di presidente de “Il Biancospino onlus”, la società cooperativa di via Lissi che si occupa di soggetti fragili e che, a lungo, per conto del Comune, si è occupata anche dell’accoglienza di minori stranieri non accompagnati, nella struttura di via Vertua Gentile, a Tavernola (chiusa nell’ottobre del 2015).

La storia, almeno per come la ricostruisce la Procura (pm Simone Pizzotti), passa per otto rinnovi consecutivi di un appalto attivato il 9 settembre del 2012 e scaduto il 31 dicembre di quello stesso anno.

Senza le procedure di gara e gli istituti previsti dalla legge, l’appalto venne rinnovato fino al mese di aprile del 2015, con il risultato che la cooperativa ne trasse quel che il pm definisce un «ingiusto vantaggio patrimoniale» pari a circa un milione e 200mila euro, denaro destinato alla gestione di un massimo di venti minori per più di due anni e mezzo, al prezzo giornaliero di circa 60 euro ciascuno (il Biancospino accordò al Comune un discreto sconto, se è vero, come è vero, che il costo giornaliero per ciascun ragazzo avrebbe dovuto ammontare a 83.70 euro). La destinazione del denaro non è in discussione nel senso che quei soldi, almeno quelli che la cooperativa incassò (perché in realtà non li incassò tutti, come vedremo) furono effettivamente utilizzati per prendersi cura dei ragazzi. Questo tuttavia non basta a modificare le accuse: per la Procura quelle proroghe erano e restano irregolari.

L’approfondimento su La Provincia in edicola mercoledì 17 ottobre

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