Aggressione sul bus: «Sentenza ingiusta»
Il ministro dell’Interno Matteo Salvini con i due autisti aggrediti in piazza Vittoria

Aggressione sul bus: «Sentenza ingiusta»

I difensori dei quattro imputati per lesioni e interruzione di pubblico servizio annunciano ricorso . L’avvocato ed ex assessore di centrodestra Roberto Rallo: «I magistrati devono agire sempre senza pregiudizio»

Nessuna sospensione condizionale della pena, neppure per l’imputato incensurato. Atti in Procura nei confronti di due testi della difesa. Galera confermata. E grande amarezza per quel riconoscimento in aula fortemente contestato dagli avvocati. Il giorno dopo la condanna senza né sconti né benefici ai quattro migranti accusati di aver aggredito due autisti del bus lo scorso 5 giugno in piazza Vittoria, i difensori annunciano ricorso in appello. Soprattutto sono pronti alla battaglia i legali di Yusupha Ceesay, 25 anni gambiano, e Salifa Camara, 23 anni, pure lui gambiano, per i quali si erano “scomodati” una serie di testimoni che avevano fornito elementi di dubbio - quando non addirittura alibi - sulla loro effettiva presenza sul bus di linea numero 11 la sera dell’aggressione degli autisti.

Parla di sentenza ingiusta, ad esempio, Simona Luzzi: «Attendiamo le motivazioni, ma sicuramente impugnerò - dice - Sul riconoscimento del mio assistito (Ceesay ndr) ci sono enormi dubbi». Quel che contesta l’avvocato è l’identificazione sia quella avvenuta sul dossier fotografico della polizia che quella in aula da parte dei due testimoni: «Nel dossier - afferma - gli unici che indossavano in fotografia una maglietta corrispondente alla descrizione data dai due autisti erano i nostri assistiti. Inoltre non si può considerare una prova il riconoscimento fatto in aula: il codice prevede ben altre modalità». Amarezza anche per gli atti inviati in Procura per valutare la falsa testimonianza di due testi della difesa: «Non avevano alcun motivo per mentire».

Ma quelle dei difensori non sono le uniche voci critiche nei confronti di una sentenza indubbiamente severa. A sollevare perplessità su alcuni aspetti della condanna e del processo è anche un avvocato con un passato come assessore in una giunta di centrodestra: Roberto Rallo.

Tre gli aspetti che hanno lasciato perplesso il penalista comasco: la non concessione dei benefici condizionali della pena, il riconoscimento degli imputati, la custodia cautelare durata già un mese.

«Devo dire che un mio collega, che per caso ha assistito al dibattimento, già aveva avuto modo di dirmi che qualcosa di quel processo non gli era piaciuto» esordisce l’avvocato Rallo. Che poi entra più nello specifico: «La cosa più brutta è vedere inaspettatamente la non concessione della sospensione condizionale della pena quando, a pari condizioni, l’avresti concessa - chiosa l’avvocato Rallo - Temo che in questa vicenda sia prevalsa l’emotività, ma il giudice è tale quando si muove senza pregiudizio e con saggezza. Un giudice deve avere qualità che gli altri non possono avere e deve sapersi muovere senza farsi influenzare». Sul contestato riconoscimento di due dei quattro imputati Rallo afferma: «Il legislatore ha previsto una forma particolare perché si formi una prova, ad esempio il confronto o la ricognizione hanno un iter molto preciso e tu non la devi bypassare, perché la prova va tutelata in tutti i modi. Altrimenti si rischia di cadere nella trappola dell’errore».

Sui commenti dei politici soddisfatti per la condanna, infine, Rallo afferma: «I diritti li devi far valere anzitutto per il tuo avversario perché così sei sicuro che possano valere nei tuoi confronti quando ti capita di averne bisogno. Se cedi sui diritti, poi quando capiterà a te cosa puoi dire? In questo caso - conclude - temo davvero che l’emotività e l’eco del fatto abbiano avuto un ruolo sulla sentenza finale».

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