Asilo Sant’Elia, la Soprintendenza  «Lavori e colori autorizzati da noi»
L’Asilo Sant’Elia è stato realizzato nel 1936-37 in via Alciato

Asilo Sant’Elia, la Soprintendenza

«Lavori e colori autorizzati da noi»

L’intervento di Maria Mimmo dopo le polemiche sulla manutenzione dei serramenti - «Le vetrate danneggiate verranno sostituite, al monumento continua vigilanza dell’ufficio»

Como

«Tutto è stato autorizzato da noi. Poi è stata necessaria la sospensione dei lavori per i problemi riscontrati sui vetri». A dirlo è Maria Mimmo, architetto della Soprintendenza e responsabile per i beni culturali tutelati sul Lario, in merito all’asilo Sant’Elia, finito al centro delle polemiche nelle ultime settimane. L’esperta era stata a Como e ha visionato personalmente lo stato dei serramenti oggetto dei lavori di riverniciatura da parte di Palazzo Cernezzi in un sopralluogo con il dirigente del settore Andrea Pozzi. Il Comune, dopo la segnalazione dell’architetto Attilio Terragni (che ha avviato anche una petizione che ha già raggiunto le 400 firme con nomi di primo piano nell’ambito dell’architettura e della cultura italiana), ha bloccato i lavori e convocato l’azienda (la veneziana Tecnica Restauri, aggiudicataria dell’appalto per l’accordo quadro specifico per interventi su beni culturali e circuito del Razionalismo) avviando le contestazioni «che riguardano soltanto i vetri» e che comprendono anche la richiesta «di ripristino a carico dell’impresa».

Tra le accuse mosse da Terragni c’è «la mancanza di un progetto complessivo di intervento» e, nel merito dei lavori in corso, giudica errata anche l’indicazione del colore («L’asilo - le sue parole - aveva un suo sistema di colori. Invece, mi sembra che sia stato scelto arbitrariamente un azzurro, che non esiste nella cartella colori»).

Di avviso completamente diverso l’architetto della Soprintendenza, specialista nel restauro di monumenti, che chiarisce: «I serramenti non sono quelli originali, poiché vennero sostituiti nell’intervento del 1988. Da quanto abbiamo potuto vedere il problema riscontrato riguarda i vetri, che dovranno essere ripristinati. Per i colori si guarda lo storico. A differenza degli interni, per i quali c’erano indicazioni specifiche nelle ricerche effettuate in archivio, sui serramenti non c’erano altrettante evidenze e, in questi casi, si opera campionando i colori in base a quello utilizzato nell’ultimo intervento di restauro. Fin da subito ci siamo confrontati con il Comune. Noi abbiamo autorizzato l’intervento, ma non siamo la direzione lavori». Questo per dire i che i rapporti con l’impresa e la verifica puntuale dell’andamento del cantiere spettano al professionista (interno) indicato dall’amministrazione comunale. In ogni caso Mimmo precisa che «la Soprintendenza effettua regolarmente sopralluoghi, la tutela dei beni culturali è il cuore della nostra attività, uscire e fare verifiche». Adesso è tutto fermo in attesa che l’azienda a cui il Comune ha mosso formali contestazioni comunichi le specifiche dei materiali per la sostituzione dei vetri. Anche su questo la Soprintendenza dovrà esprimersi formalmente.

Come detto Terragni, pronipote di Attilio Terragni che progettò l’edificio, ha avviato anche una petizione che ha protocollato in Comune, inviato alla Soprintendenza e che porterà personalmente al Ministero dei Beni culturali. «Ad oggi i danni fatti sulla struttura - ha dichiarato l’architetto - sono superiori all’importo delle opere -. Adesso si faccia un progetto serio, lo si discuta con i maggiori esperti. Un bando per la progettazione e l’esecuzione (oggi avviene internamente, ndr). Il Comune è sordo a queste richieste e mi spiace molto. Si stanno ripetendo storie passate che pensavo fossero obsolete». 


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