Autista licenziato da Asf  dopo la lite sul bus  Ma il giudice gli dà ragione
Il fermo immagine della lite nel video divenuto virale

Autista licenziato da Asf

dopo la lite sul bus

Ma il giudice gli dà ragione

Il video del litigio era diventato virale

Il 6 febbraio dello scorso anno fu protagonista, suo malgrado, di un episodio divenuto virale in virtù di un video caricato sulla rete che lo ritraeva mentre, alla fermata della linea C47 a Merate, litigava con il papà di un giovane studente straniero che non aveva pagato il biglietto del bus di cui lui era il conducente.

Per quella vicenda Asf lo aveva licenziato rilevando, a carico dell’autista, 57 anni, di Barzago, tra le altre contestazioni, «una colpevole violazione degli obblighi di comportamento», sottolineando come si fosse reso «indegno di pubblica stima» nonché «colpevole di vie di fatto».

Era stato anche accusato di essere razzista, Uccelli, e Asf aveva denunciato un danno di immagine, amplificato dal fatto che il video della lite, ripreso da un altro viaggiatore, era ben presto diventato virale, passando di smartphone in smartphone. Così il 12 aprile 2018, dopo averlo sospeso e averlo sottoposto a procedimento disciplinare, Asf lo aveva licenziato.

Poco più di un anno dopo, la situazione si ribalta: perché il Tribunale di Como, al quale Uccelli si era rivolto per impugnare il licenziamento, gli ha dato ragione. L’ordinanza rileva tutt’altro: ad ispirare il comportamento dell’autista, così duramente censurato dall’azienda, fu paradossalmente, scrive il giudice, proprio la necessità di tutelare l’interesse dell’azienda (far pagare il biglietto). E peraltro, la reazione di Uccelli alle accuse del padre dello studente è stata solo verbale, senza mai trascendere nell’utilizzo di termini turpi, o vergognosi, eventualmente anche a sfondo razziale, rivolgendogli offese solo di tipo comune, risultate peraltro reciproche e di breve durata».

L’autista ha dimostrato che il giovane non aveva pagato il biglietto e dunque che lui agì nell’interesse dell’azienda. Il giudice ha pertanto ordinato all’Asf di annullare il licenziamento, di reintegrare l’autista nel posto di lavoro e di pagargli una indennità risarcitoria.


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