Bollette di gas e luce. Per una famiglia 5.755 euro nel 2023

Il caro energia Le previsioni dell’Autorità nazionale. Mercato libero più conveniente, ma tante variabili: «Non bastano le rate, speculazione fuori controllo»

Secondo Arera, l’autorità nazionale di regolazione per energia, reti e ambiente, un famiglia comasca che dovesse sottoscrivere oggi i contratti per luce e gas spenderebbe nel 2023 la bellezza di 5.755,86 euro in bollette. La cifra è basata sui prezzi attualmente in vigore e sulle previsioni che è possibile consultare. Al netto delle misure che il governo e l’Europa metteranno in campo e dei mutamenti sullo scacchiere internazionale.

La fonte è il portaleofferte.it, un sito curato proprio da Arera. Sulla pagina è possibile consultare tutte le offerte proposte sul mercato tutelato e dalle varie compagnie sul mercato libero. A titolo d’esempio abbiamo preso una famiglia residente a Como, composta da tre persone in una casa da 80 massimo 95 metri quadrati. Una fornitura per dodici mesi, a tasso variabile, preferendo per l’energia l’offerta da tre kilowatt a fasce orarie con l’illuminazione a led, tutti gli elettrodomestici compreso un condizionatore, senza però stufette.

Bene, stante le attuali poco rosee condizioni per il gas, in media sul mercato tutelato la spesa annua ammonta a 3.775,45 euro. Mentre sul mercato libero citiamo le prime tre offerte: Energia nove 3.708,19 euro, 4G Energia 3.726,97 e Acinque 3.730,48. Per la corrente elettrica la spesa sul mercato tutelato è pari a 1.980,41 euro, nel mercato libero Italia gas e luce offre 1.713,11 euro, 4G Energia 1.749,26 euro ed Estra energia 1790,25 euro.

Lo scenario

Il mercato libero quindi sembra convenire, circa sessanta euro per il gas e oltre 200 per l’elettricità. Bisogna però analizzare bene ogni proposta, le eventuali offerte abbinate a più servizi, i costi fissi indipendenti dalle forniture e le condizioni generali come la durata. In generale sono più convenienti le offerte abbinate, luce e gas, con altri pacchetti di servizi per la casa. Ci sono anche compagnie che in alcuni ben definiti territori offrono prezzi molto concorrenziali.

A proposito, nelle vicine città i prezzi non sono sempre uguali. Per esempio il gas a Varese sul tutelato costa meno, all’anno in media 3.594,87 euro, è una differenza di 180 euro. Più omogenee le offerte nel resto della Lombardia. Nel nord Italia i prezzi di Como sono simili a quelli pagati in Friuli, tra Udine e Trieste, a Trento si paga meno, mentre in Piemonte e in Veneto, da Torino passando per Novara, Verona o Vicenza le offerte costano circa cento euro in più. Per quanto riguarda l’energia il mercato tutelato appare ovunque paragonabile, come detto nel libero ci sono alcune società che offrono sconti molto forti, anche due o trecento euro.

Si tratta, occorre ribadirlo, solo di stime e proiezioni in un momento complicato con forti e imprevedibili oscillazioni. Bisogna infatti tenere conto che la spesa media di luce e gas per il 2022 è stata a livello nazionale pari a circa 3.200 euro a famiglia tipo. Dunque il balzo sarebbe enorme, circa 2.500 euro in più. Questo quindi si conferma un momento molto delicato e difficilmente decifrabile, tanto che diversi esperti suggeriscono agli stessi cittadini prudenza nelle scelte, con valutazioni più che attente.

I consumatori

La Cisl tramite l’associazione di categoria in difesa dei consumatori Adconsum ha più volte chiesto sul caro bollette interventi al governo. A breve termine con un taglio sulle accise e la tassazione, ma anche di più ampio respiro per dare al Paese una indipendenza sul tema dell’energia. E’ sulla stessa linea la lettura di Daniele Magon, segretario generale della Cisl dei Laghi. «L’inverno per il momento è stato mite, ma ora i nodi stanno venendo al pettine – spiega Magon – dopo gli aumenti di dicembre per le prossime bollette si parla già di un ulteriore 25% di rincari su gennaio. Con una ricorsa e una speculazione ormai fuori controllo che ricade tutta sulle famiglie. C’è un progressivo impoverimento della popolazione. Queste sono spese non rinviabili, alle quali i cittadini non hanno alternative. Luce, gas, ma anche benzina e servizi. Sono beni primari. E purtroppo oggi gli stipendi non stanno aumentando con la stessa velocità, anzi». L’inflazione tocca il carrello della spesa come le rette degli asili e delle Rsa. «Ci sono misure urgenti, come la rateizzazione già decisa che va bene, ma non basta – prosegue Magon – con delle pezze che possono essere messe subito in un periodo d’emergenza. Poi però bisogna ragionare con il governo e tutti gli enti interessati per fare degli investimenti coraggiosi che ci rendano autonomi in campo energetico. Dobbiamo intavolare un dialogo capace di guardare lontano».

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