Ca’ d’industria, appalto mensa  Tutti assolti anche in appello
Domenico Pellegrino

Ca’ d’industria, appalto mensa

Tutti assolti anche in appello

Non ci fu né peculato né turbativa d’asta sull’esternalizzazione del servizio pasti

Como

Esternalizzazione del servizio mensa in Ca’ d’Industria: tutti assolti. Per la seconda volta. E, visto che l’assoluzione è stata sollecitata pure dalla Procura generale, è lecito attendersi che la sentenza di ieri sia a questo punto definitiva.

Non ci furono né peculato né turbativa d’asta quando, ben nove anni fa, l’allora consiglio di amministrazione di Ca’ d’Industria decise di affidare a una società esterna, la Fms di William Fabbro, il servizio pasti delle case di riposo della fondazione partecipata dal Comune di Como. I giudici della corte d’Appello hanno dunque assolto, accogliendo la richiesta delle difese e quella della stessa accusa, l’allora presidente Domenico Pellegrino, gli ex componenti della commissione di gara che si occupò dell’esternalizzazione del servizio mensa, Mario Peloia e Flavia Farina, e l’imprenditore William Fabbro.

La Procura di Como aveva ipotizzato, all’epoca delle roventi polemiche che avevano seguito l’esternalizzazione del servizio mensa, il peculato e la turbativa d’asta perché ha considerato la fondazione Ca’ d’Industria come un ente pubblico, quindi vincolato al codice degli appalti. In sostanza secondo la Procura lariana - che aveva appellato l’assoluzione del giugno 2015 sentenziata dal Tribunale di Como, in primo grado - gli imputati avrebbero dovuto rispondere per l’appalto da oltre 800mila euro, soldi della fondazione girati «a mero fine di favoritismo» alla Fms, tra l’altro inserendo nel contratto una clausola che vincolava la Ca’ d’Industria a garantire un prezzo minimo annuo a Fms.

Ieri mattina a Milano il procuratore generale ha esordito sollecitando la conferma della sentenza di assoluzione di primo grado, spiegando che a suo giudizio l’appello non era fondato e che l’accusa si basava su elementi di suggestione politica che però non hanno trovato alcun riscontro. Una tesi accolta dai giudici che hanno, di fatto, chiuso definitivamente una telenovela giudiziaria che si era aperta nel 2000.


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