Caos treni, l’esperto contro la Regione  «L’unica soluzione sono le gare»
Pendolari e turisti in attesa a Como San Giovanni

Caos treni, l’esperto contro la Regione

«L’unica soluzione sono le gare»

Ieri ancora disagi per i pendolari Trenord e problemi per lo stop alla funicolare -Il professor Ponti: «I servizi migliorano se si stimola la concorrenza, non con le proroghe...»

«Il treno 25061 (Como San Giovanni 16.19 - Milano Porta Garibaldi 17.21) è partito e viaggia con 19 minuti di ritardo a causa dell’attesa del treno corrispondente, rallentato da un altro treno guasto». La linea Chiasso-Como-Milano ha avuto qualche problema anche ieri, come si legge sul sito di Trenord. Del resto sono nove mesi, da novembre 2017, che i pendolari possono acquistare l’abbonamento con lo sconto del 30% a causa dei continui ritardi e disservizi che hanno fatto saltare lo standard minimo di affidabilità previsto dal contratto di servizio (il primo bonus è scattato a febbraio 2018 ed era relativo, appunto, al servizio di novembre 2017). I disagi sono equamente spalmati tra chi viaggia verso il Canton Ticino e chi deve raggiungere Milano e dovuti, tra l’altro, a mancanza di personale, treni vecchi, consegna manuale della documentazione di circolazione quando dalla Svizzera si passa in Italia e viceversa (Trenord non ha ancora un sistema digitale a differenza di Tilo).

Il 13 e il 14 ottobre i disagi, se possibile, raddoppieranno perché a Como sabato arriverà il Giro di Lombardia e domenica si correrà la Gran Fondo. Entrambi i percorsi transitano in parte sulla strada che porta a Civiglio, la stessa che dovrebbe percorrere il bus sostitutivo. Dovrebbe perché è possibile che in quei due giorni si fermi tutto. Viene da chiedersi se in Cpt (il Consorzio pubblici trasporti, proprietario dell’impianto e promotore dei lavori) questa coincidenza fosse sfuggita oppure lo si sapesse ma non avesse alcuna importanza.

Comunque sia, il settore dei trasporti, soprattutto quello ferroviario, potrebbe vedere risolti molti dei suoi mali solo attraverso gare pubbliche. Parola di Marco Ponti, professore, oggi in pensione, di Economia e pianificazione dei trasporti al Politecnico di Milano, fondatore del laboratorio di Politica dei trasporti “TrasPol”, responsabile di un gruppo di ricerca internazionale sulla regolazione economica dei trasporti. Di recente è stato nominato tra i componenti della struttura voluta dal ministro Danilo Toninelli (Infrastrutture) per la valutazione dei costi e dei benefici delle grandi opere infrastrutturali.

«L’unica via è accelerare la concorrenza - spiega Ponti - Solo con le gare si possono ottenere servizi migliori e costi più bassi». In Italia, però, sembra esserci una forte resistenza alle gare. «Per ragioni non chiare - osserva il professore - perché fare le gare non vuol dire privatizzare un servizio ma semplicemente chiedere se c’è qualcuno disposto a gestirlo a determinate regole. Se non si presentasse nessuno si andrebbe avanti come ora». Ci sono esempi positivi? «In Germania, che non mi sembra un paese iperliberista, le gare hanno portato risultati molto buoni». Una delle scuse addotte è che fare le gare è difficile. «Sono quindici anni che in Italia diciamo che è difficile e così siamo andati avanti con le proroghe. Tra un po’ saremo comunque costretti a farle, il 2020 sarebbe l’anno soglia per i servizi ai passeggeri, e allora tanto vale cominciare a prepararsi». Tanto più che, come sottolinea Ponti, «il trasporto ferroviario è un pozzo di soldi pubblici».


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