Como, addio al Chiostrino
La cultura in città
perde un altro pezzo

«Dal Comune nessuna certezza e zero risposte, così è impossibile fare eventi»

Como, addio al Chiostrino La cultura in città perde un altro pezzo
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Cinque anni di sorrisi, mostre, incontri, musica, laboratori, condivisione, storie, eventi per un pubblico di tutte le età, progetti di inclusione e abbracci. Un percorso che si chiude, insieme al Chiostrino Sant’Eufemia, con una decisione sofferta ma necessaria. Il luogo, di proprietà del Comune di Como, è stato riqualificato dall’Associazione Luminanda, che qui ha fatto nascere un centro culturale diventato punto di riferimento per la città e per tutti coloro che, dalla sua apertura al pubblico, l’hanno frequentato e vissuto. Sono circa ottomila le persone che ogni anno hanno visitato le esposizioni artistiche, animato i laboratori e le performance artistiche e partecipato ai tanti momenti che hanno sentito risuonare di vita le stanze e il cortile del Chiostrino.

Un sogno iniziato nel 2012

Non senza una forte commozione, Anna Buttarelli e Chiara Gismondi – anime dell’Associazione Luminanda – raccontano il motivo della chiusura: «La scelta è stata travagliata, perché da quasi tre anni cerchiamo un dialogo con le istituzioni; a dicembre del 2018 la concessione per l’utilizzo dello spazio è scaduta e dal mese di luglio dell’anno precedente abbiamo preso contatti con il Comune di Como in merito ad un possibile bando per l’assegnazione a lungo termine. Nonostante i rinvii ai diversi funzionari e l’invito a produrre documenti, sintesi e analisi, le risposte non sono arrivate». Le attività si fermano, dunque, e il Chiostrino chiude, anche se gli affezionati sperano non sia per sempre. Le attività di Luminanda si svolgono anche al di fuori, ma è indubbio che la fine di un progetto che ha sogni e radici lontani - è stato scritto nel 2012 - lasci l’amaro in bocca: «Cercheremo un modo per incontrare i nostri corsisti e chi ha contribuito, in vario modo, alla crescita di questi anni», proseguono Chiara e Anna, «ma non ci sentiamo di proseguire le attività quando da parte degli interlocutori non vediamo trasparenza né rispetto del valore del nostro lavoro, grazie al quale abbiamo riqualificato uno spazio comunale che negli otto anni prima del nostro arrivo era stato aperto al pubblico solo saltuariamente. Per noi è un passaggio doloroso, ma abbiamo maturato la consapevolezza di una scelta necessaria. Siamo arrivate al punto di non poterci più permettere di portare avanti la programmazione culturale del Chiostrino, da sempre sostenuta economicamente da noi attraverso la ricerca di finanziamenti privati; senza le giuste condizioni non è possibile sviluppare un progetto sostenibile e di qualità, al servizio dei cittadini».

Il bisogno di incontro

Tante sono le realtà sociali e culturali del territorio che in questo luogo si sono trovate e hanno collaborato per offrire iniziative di grande livello e attività virtuose: è nella natura di tutte loro creare partecipazione, inclusione, vicinanza: in tanti, dunque, sono amareggiati e dispiaciuti per la situazione che si è creata e, certamente, tanti altri lo saranno.

«Avremmo voluto che andasse diversamente o, almeno, poter chiudere l’esperienza in un altro modo; la situazione attuale legata alla pandemia, però, non ci permettono di pensare ad azioni partecipate e collettive. Questo rende il momento ancora più difficile, ma non volevamo prolungare il logorìo che colpisce noi, ma anche molte altre vivaci realtà culturali di Como, che negli ultimi anni non sono state riconosciute né valorizzate. Speriamo ancora, tuttavia, che il sogno di un centro culturale che ha nel cuore la profonda necessità di incontro, confronto, creatività, coesione sociale e bellezza per il benessere possa continuare ad essere realtà».

Dal Comune, un delitto perfetto

Anni di mail, telefonate e incontri cui hanno fatto seguito risposte discontinue e incoerenti, rimpalli da un dirigente all’altro senza mai avere un riscontro o una risposta definitiva. Tanto che, alla fine, si è detto “basta”. La chiusura del Chiostrino Artificio è la sintesi perfetta di come sia frustrante, per una realtà culturale, avere a che fare oggi col Comune.

La storia, in realtà, era pure partita bene. A ottobre 2011, infatti, l’ufficio Cultura di palazzo Cernezzi (assessore: Sergio Gaddi) con una lettera di adesione sostiene il progetto di Luminanda, presentato per il bando di Fondazione Cariplo “Valorizzare le attività culturali nelle aree urbane”. Nella lettera di adesione, l’amministrazione decide di condividere il progetto anche attraverso la possibile destinazione di uno spazio espositivo comunale quale sede del centro culturale.

Cambia la giunta, nel 2012 viene eletto Mario Lucini e l’assessore alla Cultura è Luigi Cavadini. L’anno successivo, a dicembre, con il progetto Artificio, arriva la vittoria del bando. Ma, per lo spazio espositivo, occorrerà aspettare addirittura due anni, perché solo nell’aprile 2015 viene concesso l’uso del chiostrino di Sant’Eufemia fino all’anno successivo. Nel luglio 2016, Luminanda presenta un secondo progetto a Fondazione Cariplo per continuare a sostenere le attività del centro.

L’amministrazione decide di rinnovare il suo sostegno, prolungando la concessione fino al 31 dicembre 2018. Nel frattempo, l’associazione si è aggiudicata un altro finanziamento da Cariplo, inserendo un’importante voce di spesa che riguarda una serie di opere per mettere a norma la struttura.

Lo stesso anno, vince le elezioni Mario Landriscina, a inizio mandato anche assessore alla Cultura. Il primo incontro fra Luminanda e il sindaco è a ottobre e viene presentato il piano di riqualificazione dei lavori. A febbraio, la riunione si chiude con l’impegno dell’associazione di presentare una proposta di convenzione per l’affidamento in concessione della gestione del Chiostrino. Fino a giugno, le responsabili della realtà culturale lavorano alla stesura di una proposta di concessione a lungo termine. Nel mentre, diventa assessore alla Cultura Simona Rossotti. La scadenza di dicembre si avvicina e, quindi, l’associazione invia mail al sindaco, all’assessore, alla dirigente Maria Antonietta Marciano per chiedere un incontro. Dopo tre lettere, ad agosto, arriva la possibilità di un incontro “interlocutorio”. Ma servono altre sette richieste d’incontri, spalmate in quattro mesi, per ottenere un vis a vis, in cui viene chiesto però di inviare ancora i documenti già inoltrati a giugno. Detto fatto, ma ancora non arriva una risposta. Cambia ancora l’assessore alla Cultura: è Carola Gentilini, terza in tre anni. Da giugno a gennaio di quest’anno sono numerosi gli incontri informali in cui si chiedono, senza fortuna, appuntamenti e risposte formali. Intanto, si annuncia un bando di gara aperto a tutti che comprenda la ristrutturazione degli spazi. Ipotizzato per questo giugno, al momento non se ne ha notizia.

A questo punto, le responsabili di Luminanda hanno detto basta. Negli ultimi due anni, oltre 7500 persone hanno usufruito dello spazio. Non sono state sufficienti per catturare l’attenzione dell’amministrazione. Il chiostrino chiude, chissà per quanto

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