Como: bande di ragazzini violenti

Ogni sabato una rissa in centro

Si moltiplicano gli interventi di polizia e carabinieri tra i Portici Plinio e piazza Roma. L’ultima aggressione: 30 giorni di prognosi a un giovane di Erba picchiato dietro al Terminus

Como: bande di ragazzini violenti Ogni sabato una rissa in centro

Como

L’ultimo episodio risale al pomeriggio di sabato scorso. Tre ragazzini, due dei quali minorenni, hanno affrontato vicino al Terminus, in piazza Roma, un coetaneo di Erba, 17 anni, uno dei tanti giovani e giovanissimi che il sabato pomeriggio approdano in centro. Il motivo della disfida? «Qualche idiozia - si lascia sfuggire un poliziotto - sul genere “hai guardato la mia tipa”...».

Risultato: trauma cranico facciale, frattura di una clavicola, perdita di conoscenza, una pozza così di sangue sul selciato, intervento del 118 e ricovero all’ospedale Sant’Anna. Roba di cui vantarsi con gli amici. Del resto, a giudicare dal numero delle denunce di queste ultime settimane, il modello che va per la maggiore è questo, né ci sarà da stupirsi il giorno in cui qualche video girato in centro città inizierà a comparire su Facebook. Da piazza Gobetti ai Portici Plinio, fino a piazza Vittoria: spiegano in polizia - dove non passa giorno senza che qualcuno di questi esagitati venga identificato, convocato e interrogato - che è tutta una questione di fortuna e di buone stelle, e che nessuno è al sicuro. Basta ritrovarsi a passeggiare nel posto sbagliato al momento sbagliato, basta incrociare il soggetto sbagliato, basta sentirsi accusare di avere «alzato un po’ troppo lo sguardo».

«Tutti i giorni la stessa storia», confermano dalle parti di via Plinio, dove nessuno - ma nessuno per davvero, ed è forse anche questo uno dei tanti aspetti impressionanti di questa storia - ha la minima intenzione di rilasciare a chi scrive il benché minimo commento “ostile” alle bande: «Cerchi di capire, sono pericolosissimi». .

Dal venerdì pomeriggio alla domenica sera, via Plinio diventa off-limits. Ditelo ai vostri figli. Meglio stare alla larga.

L’inchiesta di due pagine su La Provincia di sabato 7 maggio.

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