Como: bar, quattro giorni  alla ripartenza. E nessuno sa come
Per molti locali della città la riapertura coinciderà con una brusca riduzione del numero dei tavoli a disposizione (Foto by butti)

Como: bar, quattro giorni

alla ripartenza. E nessuno sa come

Atteso il via libera, zero istruzioni. «Divieti, tavolini e plexiglass. Nulla di scritto, solo caos»

«Al momento non c’è nulla di ufficiale, niente messo nero su bianco, e lunedì è fra quattro giorni. Mi spiegate come facciamo?».

Per usare un eufemismo, sono infastiditi i titolari dei bar cittadini. Quasi sicuramente lunedì si aprirà, ma al momento non esiste una decisione confermata e un decalogo sulle regole da adottare.

Stando alle linee guida stilate dall’Inail, per ogni cliente si dovranno contare quattro metri quadrati e, fra i tavoli, la distanza non dovrà essere inferiori ai due metri. Si potrebbero anche verificare deroghe comunali sull’occupazione degli spazi pubblici. Obbligatori, ovviamente, i dispositivi di protezione individuale per il personale. Solo nei casi in cui queste raccomandazioni non potessero essere assicurate, scatterebbe l’obbligo di utilizzare distanziatori in plexiglas sui tavolini, cui però sarebbe esonerato chi fa parte dello stesso nucleo famigliare (servirà un modulo di autocertificazione).

Le distanze? Penalizzano

Ma nulla è confermato e, a pochi giorni da lunedì, per gli esercenti cittadini l’incertezza non è più ammissibile.

«Stiamo aspettando le famose linee guida. Allo stato attuale, è tutto un “sentito dire” che genera solo confusione – spiega Marco Viganò, titolare del bar “La Quinta” in piazza Perretta – quando vedremo scritto cosa fare, ci adegueremo. Certo, il mantenimento della distanza ci penalizza, pur avendo lo spazio. Prima dell’epidemia, contavamo cento coperti. Ora, se applicassimo le nuove regole, arriveremmo ad averne una trentina». Per Viganò, dare la possibilità alle persone di mettersi al tavolo a consumare consentirebbe anche di evitare ipotetici assembramenti. «Essendo il gestore e avendo io la responsabilità, potrei controllare i comportamenti delle persone ed eventualmente intervenire se non venisse rispettata la distanza. Discorso diverso una volta che escono dal bar».

Anche Milo Casati, titolare del Luisita, aspetta di capire quali saranno le indicazioni: «Ora si fa l’asporto e basta, chiaramente se si permettesse alle persone di fermarsi sarebbe meglio. Però, facendo due calcoli, i quattro metri quadrati previsti ora mi sembrano davvero limitanti». Sulla stessa linea dei colleghi Francesco Tortora, titolare del bar Aida di piazza San Fedele: «Se considero i coperti – spiega – rispetto a prima, con le nuove regole ce ne staranno un terzo. Ho parlato col Comune, forse si può ampliare lo spazio fuori, ma non è per niente sicuro. Intanto, ho pagato la rata di occupazione di suolo pubblico: non so se rimborseranno qualcosa, ma me lo auguro». Sui plexiglass: «Mi sto informando, ma dai primi preventivi non sembra una soluzione economica».

Non tornano i conti

Per ogni tavolo, si potrebbe arrivare a spendere fino a cento euro. Una spesa non indifferente, in un periodo in cui quasi nessun bar riesce a vendere quanto produce. «Se le misure escono domani – si domanda Sevki Sutlu, titolare de “Il Farcito” di piazza Vittoria – come faccio a organizzarmi in tre giorni? Faccio fatica a trovare i guanti. Per i distanziatori in plexiglass, per esempio, dobbiamo ordinarli e sperare che i tempi di consegna siano rapidi». Se da una parte lo Stato deve tutelare la salute delle persone, dall’altra i commercianti chiedono di ripartire perché i soldi non arrivano e, pur avendo ricominciato, gli incassi non valgono al momento la riapertura.


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