Como: «Basta bivacchi»  Anche il Valduce   diventa “zona rossa”
Como: il pronto soccorso del Valduce

Como: «Basta bivacchi»

Anche il Valduce

diventa “zona rossa”

Il pronto soccorso rientrerà nel novero dei siti in cui applicare il “daspo urbano” Nessi: «Ma così non funziona»

Il Comune ha inserito tra le zone rosse per il cosiddetto “daspo urbano” anche il pronto soccorso del Valduce.

Secondo l’ex magistrato e consigliere d’opposizione Vittorio Nessi la misura rischia però di essere solo mera propaganda. Il vice sindaco Alessandra Locatelli, plaudendo al decreto firmato da Matteo Salvini per mettere al bando il degrado urbano, fa sapere che tra le aree sensibili in città c’è anche il pronto soccorso del Valduce che si aggiunge al centro città e al lungo lago, villa Olmo e villa Geno, Sant’Abbondio. «Il pronto soccorso vive spesso situazioni difficili - spiega Mario Guidotti, primario dell’ospedale Valduce - gente che dorme, fuma e beve la notte in sala d’attesa. Abbiamo assistito anche a momenti di tensione. Senza accanirsi su questi soggetti l’ospedale ha il compito di salvare vite umane e dunque il servizio deve essere efficiente. Dopo diverse richieste disattese la procuratrice dell’ospedale ha chiesto alla prefettura maggiori controlli». La misura del “daspo” nasce dal primo decreto Minniti per il presidio delle zone d’interesse come gli aeroporti. Ora le zone rosse si estendono anche ad altri luoghi, alle città d’arte e turistiche, per ragioni di decoro. «La materia però è molto più complessa di quanto sembri - commenta Vittornio Nessi -. Occorre accertare una serie di comportamenti che non costituiscono reato, ma sanzione, dall’ubriachezza all’atto contrario alla decenza passando per il commercio abusivo. Nel caso con un’ordinanza motivata e scritta si può allontanare il soggetto per 48 ore. Se la persona reitera il reato il questore, solo laddove sussista un pericolo per la sicurezza, può arrivare al famoso daspo. Ovvero un blocco all’accesso fino a sei mesi, con provvedimento scritto e motivato, fino a due anni per i pregiudicati. Non è immediato, servono controlli, non basta qualche bivacco».


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