Como, caso di tubercolosi  in casa di riposo: test per 50 persone
La casa di riposo “Le Camelie”, gestita da Fondazione Ca’ d’Industria

Como, caso di tubercolosi
in casa di riposo: test per 50 persone

Un operatore de Le Camelie colpito dalla malattia infettiva. Subito sospeso e ricoverato. Si attivano gli esperti dell’ex Asl, profilassi al via per tutti i dipendenti. Il presidente: «Situazione sotto controllo»

Tubercolosi alla casa di riposo “Le Camelie”, scatta la profilassi per tutti i dipendenti. Un operatore socio sanitario in servizio nella struttura di via Bignanico è stato colpito dalla patologia infettiva e ora è ricoverato all’ospedale Sant’Anna. Gli esami - in questi casi si effettua il cosiddetto test di Mantoux - hanno confermato che l’uomo è affetto da Tbc.

I vertici della Rsa, che fa parte della Fondazione Ca’ d’Industria, hanno immediatamente allertato gli esperti dell’Ats Insubria (ex Asl) e sono state disposte le verifiche del caso.

Ieri sono stati sottoposti al test una ventina di dipendenti, domani toccherà ad altri trenta. Per i risultati serviranno tre giorni.

Quanto agli eventuali rischi per i pazienti - la struttura accoglie numerosi anziani non autosufficienti - dalla Fondazione filtra un cauto ottimismo. «Come da indicazione di Ats Insubria controlliamo gli ospiti che dovessero avere febbre o una particolare resistenza agli antibiotici - spiega il presidente Clemente Auguadro - C’è uno screening in atto e al momento non risultano situazioni del genere. La malattia si trasmette per via aerea, attraverso le goccioline di saliva provenienti da una persona con Tbc attiva, ma il contagio avviene solitamente in ambienti chiusi e le condizioni della nostra struttura sono ben diverse. Abbiamo spazi ampi, ben arieggiati».

Tutti i dipendenti e i familiari degli ospiti sono stati informati della vicenda. Tutti i passaggi sono seguiti dai medici dell’Ats e dal direttore sanitario di Ca’ d’Industria Mario Susta.

L’operatore colpito dalla tubercolosi è in cura al Sant’Anna, si tratta di un uomo di origine nordafricana e non presentava sintomi particolari che potessero far pensare a un contagio. La diagnosi è arrivata sulla scorta dei risultati di uno dei test effettuati periodicamente su tutti i dipendenti della Rsa. Quindi la conferma in seguito alle ulteriori verifiche condotte dagli specialisti dell’ospedale di San Fermo. La patologia era in atto da circa un mese, stando agli accertamenti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA