Como: «Don Renzo   ci insegna l’accoglienza»
il vescovo Oscar Cantoni ha celebrato messa ieri nella chiesa di Ponte Chiasso nel ventesimo della morte di don renzo Beretta (Foto by Butti)

Como: «Don Renzo

ci insegna l’accoglienza»

Il vescovo Cantoni ha ricordato a Ponte Chiasso la figura del parroco a vent’anni dalla sua morte. «La sua casa era aperta a tutti. Sarebbe piaciuta a papa Francesco, l’avrebbe definita un ospedale di campo»

«La casa di don Renzo, come la chiesa parrocchiale di Ponte Chiasso, era sempre aperta all’accoglienza, in modo tale che Papa Francesco avrebbe potuto già definirla un “ospedale da campo”, in cui tutti possono sentirsi accolti e amati quali figli di Dio e fratelli nostri. E questo nonostante l’ingratitudine (che, presto o tardi, tutti possiamo sperimentare, a prova del nostro amore autentico), insieme allo sconcerto di qualche benpensante, che già allora si sentiva a disagio, perché disturbato nella sua quiete da gente estranea e forse anche di dubbia reputazione».

Con queste parole che ci riportano all’attualità dei nostri giorni, il vescovo Oscar Cantoni, ha voluto ricordare la figura di don Renzo Beretta, il sacerdote ucciso sul sagrato della sua chiesa a Ponte Chiasso vent’anni fa da un immigrato che pure aveva accolto e che cercava di aiutare.

Quella stessa chiesa ieri pomeriggio era gremita dai parrocchiani accorsi per assistere alla messa presieduta dal vescovo, dopo che in mattinata al cimitero di Monte Olimpino ne era stata celebrata un’altra a suffragio. In rappresentanza del Comune, il vicesindaco Alessandra Locatelli.

Il vescovo ha voluto accostare la figura di don Renzo a quella di altri prelati della nostra diocesi che si sono distinti per le loro azioni: «Una schiera di preti che hanno servito con passione, dedizione e delicatezza il popolo di Dio, senza sentirsi né superiori agli altri, né migliori, né padroni ha detto Cantoni - Uomini di Dio, ciascuno con una propria personalità, tra essi complementari e forti amici. Come non ricordare tra gli altri, con il vescovo Ferraroni, prima, e monsignor Maggiolini, poi, alcuni preti dalla statura alta, a cui dobbiamo molto, come don Titino Levi, don Giancarlo Contini, don Giovanni Valassina che hanno condiviso con don Renzo le gioie e le fatiche del ministero? Non posso dimenticare in questo momento un altro testimone dell’amore verso i poveri, don Renzo Scapolo».


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