Como, Enoc e la morte del piccolo Alfie  «Mai più scontri tra medici e genitori»
Mariella Enoc con un esperto di malattia neurodegenerative, il professor Luigi Bertini

Como, Enoc e la morte del piccolo Alfie

«Mai più scontri tra medici e genitori»

La manager del Valduce e del Bambin Gesù era pronta ad accogliere il bimbo a Roma. «Basta battaglie, percorsi condivisi per integrare la dimensione scientifica e quella umana

Como

«Non più battaglie ma percorsi condivisi». Lo afferma la presidente dell’ospedale Bambino Gesù, Mariella Enoc, nonché manager dell’Ospedale Valduce di Como, esprimendo «grande dolore» per la morte del piccolo Alfie Evans. Il piccolo è morto in ospedale venerdì notte. L’annuncio è stato dato dai genitori del bimbo, Tom e Kate, su Facebook: «Il mio gladiatore - scrive il padre - ha posato lo scudo e ha spiccato il volo alle 2.30». Il bambino, 23 mesi, finito al centro di una disputa fra i genitori e la giustizia inglese, era affetto da una grave e sconosciuta malattia neurodegenerativa. Mariella Enoc si è battuta affinché il bimbo potesse essere trasferito all’ospedale della Santa Sede, possibilità negata dalla giustizia inglese. Ora, sottolinea, «bisogna iniziare una vera riflessione internazionale e mettere insieme scienziati, clinici, famiglie e istituzioni perché non si ripetano più questi scontri e battaglie ideologiche».

«Ricevo la notizia della morte di Alfie - spiega Enoc - mentre sono in Siria con i medici del Bambino Gesù, per la formazione di una nuova generazione di medici siriani, perché ogni bambino in ogni parte del mondo merita il nostro impegno e la nostra umanità». Enoc ricorda quindi di essere stata «coinvolta personalmente dalla vicenda di Alfie e in questo momento - afferma - provo un grande dolore per la morte di questo bambino, che è stato tanto amato da due giovani genitori molto coraggiosi, che sono contenta di aver conosciuto».

Dalla presidente del Bambino Gesù giunge quindi un appello: «Dobbiamo continuare a lavorare tutti insieme e a investire sulla ricerca scientifica perché si possa dare una possibilità a questi bambini e una risposta a queste famiglie». Allo stesso tempo però, sottolinea, «dobbiamo anche iniziare una vera riflessione comune, a livello internazionale: dobbiamo mettere insieme scienziati, clinici, pazienti, famiglie istituzioni, perché non si ripetano questi scontri e queste battaglie ideologiche».

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