Como: «Fondi per l’editoria  Non ci fu truffa»
Il Palazzo di Giustizia comasco: la Procura ha chiesto e ottenuto l’archiviazione dell’accusa per Giunco e la moglie

Como: «Fondi per l’editoria

Non ci fu truffa»

Archiviate le accuse ai vertici della società editoriale del Corriere di Como

Como

La Procura di Como ha chiesto e ottenuto l’archiviazione dell’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato per l’ex presidente del consiglio di amministrazione della società Editoriale Srl Maurizio Giunco, per la moglie Barbara Renzi e per altri tre ex amministratori della società editrice del “Corriere di Como” finiti sotto inchiesta: i fratelli Pietro e Alessandro Bernasconi e Cesare Baj.

È stato lo stesso magistrato titolare del fascicolo d’indagine, Massimo Astori, a far cadere le accuse ipotizzate in un primo momento. Secondo l’ipotesi investigativa, nata in seguito a un esposto presentato dal direttore responsabile del mensile “il Comasco”, Efrem Bordessa, il quotidiano - in edicola con il Corriere della Sera dall’autunno del ’97 - ha ottenuto oltre 9 milioni di euro di contributi pubblici grazie alla modifica della compagine sociale avvenuta nel 2005, all’indomani dell’entrata in vigore della legge sulle contribuzioni all’editoria.

All’epoca della nuova normativa, la maggioranza delle quote dell’Editoriale srl è stata acquistata dalla Cooperative Editoriale Lariana, presieduta dalla signora Giunco. Secondo l’accusa ora archiviata quel passaggio di proprietà sarebbe stato puramente fittizio e il controllo della società sarebbe rimasta sostanzialmente in mano agli stessi amministratori dell’Editoriale srl.

Dopo tre anni di indagini condotte dalla Guardia di Finanza, il pubblico ministero ha deciso di chiedere l’archiviazione in quanto «non sono stati raccolti sufficienti elementi per sostenere l’accusa».

Tutti i dettagli su “La Provincia di Como” del 30 marzo 2017

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