Como, i dati dei cellulari:
«Uno su 2 si sposta, troppi»

Le rilevazioni della Regione Lombardia Nel comasco si muove il 53%, in Lombardia il 43 %

Como, i dati dei cellulari: «Uno su 2 si sposta, troppi»

Ancora troppa gente in giro, ci sono più spostamenti a Como rispetto alla media della Lombardia.

All’inizio della settimana il 53% dei telefonini era a spasso nel comasco contro il 43% della media regionale. I dati rappresentano un flusso, non riguardano le singole persone, e non è detto che si riferiscano solo a cittadini comaschi. La valutazione è sugli spostamenti, quando gli smartphone cambiano la cella alla quale sono agganciati si registra un movimento. I risultati sono comunque significativi: c’è ancora troppa gente in giro.

La zona rossa in Lombardia è stata annunciata domenica 8 marzo, martedì 10 le stesse misure sono state estese a tutta la penisola. La rilevazione nella nostra provincia si basa su un giornata-tipo del periodo pre-limitazioni e sulla base di quella vengono calcolate le variazioni. Rispetto al movimento del 20 febbraio, proprio l’8 marzo.fa registrare un calo fino al 68%. La percentuale si è rialzata al 79%, al 74 e al 70% nei giorni immediatamente successivi. Dal 12 marzo al 14 la flessione si è attestata su un 62% di spostamenti, poi 59% e 44%. La domenica 38%. Questa settimana è ripresa lunedì con un 55% e martedì con un 53%.

La media regionale comunque segna cifre più basse, comprese tra il 66% e il 33% di settimana scorsa e ferme poi al 43% nei primi due giorni di questa settimana. «Non conosciamo i motivi degli spostamenti e non vogliamo indagare – commenta Fabrizio Sala, vice presidente della Regione Lombardia – rispettiamo la privacy, non siamo la Cina. Il dato è aggregato e generale, ma è chiaro che ci sono ancora troppi spostamenti. Le percentuali calano in maniera troppo timida. Si vede a occhio nudo, lo si evince anche dalle tante persone denunciate perché a spasso senza motivo. Occorre ricordare che tutti possiamo essere contagiati e tutti possiamo essere portatori del contagio. Bisogna stare a casa. Stiamo infatti chiedendo al governo misure ancora più stringenti».

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