Como, il Comune non c’è  E agli eventi estivi pensano i privati
Piazza Cavour stracolma nel 2003 per il concerto di Bennato organizzato dal Comune

Como, il Comune non c’è

E agli eventi estivi pensano i privati

Dalla prossima settimana musica live in centro con il sostegno dei locali: «Peccato non ci sia un bando»

Una decina di anni fa, in questi giorni, si sarebbe tenuta l’annuale conferenza stampa di “Es.Co”, il cartellone di eventi estivi del Comune di Como sostenuto dall’assessorato alla Cultura e da tutta l’amministrazione cittadina, con una serie fittissima di appuntamenti che restituivano l’immagine di un capoluogo vivace e ricco di spettacoli musicali, teatrali, cinema, cultura, di tutto, di più.

Si trattava, in realtà, di un efficace escamotage dell’assessorato che offriva, sostanzialmente, un grande ombrello istituzionale che copriva tutte le attività organizzate da altri: alcune sostenute dal Comune, altre solo patrocinate (c’è una differenza economica sostanziale).

Tutte promosse da un calendario unico che, naturalmente, si arricchiva anche con gli eventi organizzati direttamente dal Comune, su tutti la Grande Mostra a Villa Olmo che resta il simbolo di quella stagione. Oggi non c’è più niente? Non proprio, ma venendo a mancare quell’ampio ombrello, sembra che non accada nulla. Invece qualcosa si muove a livello privato. Dalla prossima settimana, ad esempio, si terrà la prima “Como Jazz Week” organizzata dall’associazione Music for Green di Gabriele Gambardella che è riuscito nel difficile compito di mettere d’accordo numerosi esercizi pubblici che ospiteranno una quarantina di concerti dall’11 al 18 giugno. «In realtà, presentando un buon progetto anche i titolari dei bar sanno fare squadra - spiega Gambardella -. Con il tempo ho raccolto sempre più entusiasmo, il frutto di cinque anni di lavoro».

Gambardella è musicista, un cantautore apprezzato con un gruppo che è un collettivo sempre in mutamento, Lelecomplici, e conosce, quindi, entrambi i lati: dalla parte dei musicisti e da quella degli organizzatori. «Ho iniziato da solo - racconta - oggi ho collaboratori come Andrea Sinisi e Massimo Olivieri, a cui devo tantissimo. Assieme cerchiamo di riportare la musica nei locali della città. Forse siamo nostalgici, ma Como, nemmeno toppo tempo fa, c’era tanta musica dal vivo, suonavano band di tutti i tipi». Piano piano tanti hanno smesso, vuoi per il mutare delle leggi, per le proteste dei vicini...

«Bisogna fare attenzione. In alcuni luoghi facciamo musica dalle 18 alle 21 proprio per rispettare il riposo. In altre situazioni possiamo osare di spingerci più in là con l’orario. In questo festival, ad esempio, ci sarà tanto dixieland, il jazz arcaico fatto, per la maggior parte da strumenti a fiato non amplificati: diverte i turisti, è anche scenografico e non dà “fastidio” a nessuno».

“Fastidio” tra virgolette, perché per un appassionato desta sempre meraviglia che la musica possa rappresentare un problema: «Basta non esagerare con i volumi. In questo cerchiamo anche di venire incontro alle esigenze dei locali». E il Comune in tutto questo? «Abbiamo chiesto i permessi necessari nel rispetto dei regolamenti. Patrocinio no: ci sono dei tempi burocratici molto lunghi, non volevamo rischiare». Per avere un contributo si poteva partecipare al bando.

«Ma il bando non è ancora pronto e non sappiamo come sarà. Abbiamo preferito agire autonomamente e, piccola anticipazione, non finisce qui: la prima settimana di luglio ci sarà un’altra rassegna, questa volta dedicata al blues».


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