Como, il nuovo negozio  si chiama Terun «Ci prendiamo in giro»
COMO Alessandro Verni con la compagna Katia, titolari della nuova gastronomia di viale Lecco

Como, il nuovo negozio

si chiama Terun
«Ci prendiamo in giro»

Due giovani imprenditori calabresi stanno per aprire una gastronomia “made in sud” in viale Lecco. Il logo è lo stivale rovesciato: «Cibi tipici di ogni regione, puntiamo a creare un franchising»

Il nome non tragga in inganno: non c’è nessuna voglia di provocare o, ancora peggio, offendere qualcuno. È solo, nelle intenzioni dei proprietari dell’attività commerciale, originari peraltro di Cosenza, volontà di prendersi in giro e scherzarci sopra.

Aprirà a breve in città, una volta risolti gli ultimi impicci burocratici, la gastronomia “Terun”, collocata appena fuori dalle mura, in viale Lecco 35. La serranda si alzerà, verosimilmente, intorno alla metà di gennaio: «Il cliente – spiega Alessandro Vernì insieme alla sua compagna Katia, giovani imprenditori calabresi – troverà tutti i prodotti tipici made in sud, con i cibi di punta per ogni regione».

Riderci sopra

Il nome farà discutere? «Se credo potrà offendere qualcuno? Proprio no, nel modo più assoluto. Penso anzi sia importante ridere di sé stessi, significa essere vincenti. Se qualcuno si sente toccato, è fermo agli anni trenta: per me non è per nulla una provocazione».

La zona geografica dei prodotti sarà delimitata: si va da Roma in giù, in sostanza l’Italia Meridionale: «Pizza alla romana, pizza bianca con il sale grosso, calzoni napoletani, pizzotti siciliani. Le persone entrano, se vogliono possono consumare qui, altrimenti prendono e mangiano per strada, magari mentre camminano». Una gastronomia d’asporto: un fenomeno in grande diffusione, quello dello street food. Basta uno spazio non troppo grande e un’attenzione particolare alla bontà dei piatti in vendita e delle materie prime utilizzate.

«Vogliamo espanderci»

Il logo rappresenta uno stivale rovesciato, la penisola al contrario: «Voglio specificare: significa che il sud è arrivato al nord attraverso i suoi prodotti. Tutto qui». Alessandro, chef da 18 anni, ha un desiderio: «È un marchio registrato, creato da me e vorrei diventasse un franchising. Il primo è a Como, se va bene e l’idea funziona potremmo pensare di aprirne altri, magari a Varese». Insomma, il sogno sarebbe quello di espandersi. Fra poco, Terun andrà on line, Facebook e sito internet. Il nome scelto è curioso e certo non ostile verso qualcuno. Secondo il dizionario, “terrone” è utilizzato dagli abitanti dell’Italia settentrionale come spregiativo per designare un abitante del sud, talvolta però in senso semplicemente scherzoso e non provocatorio. In passato, aveva altro significato e valenza; solo nel corso degli anni Sessanta ha acquisito il senso attuale. Dovrebbe derivare dallo spagnolo “terrones”, zolle, riferendosi a chi lavorava i campi zappando. Nel XVII secolo indicava un latifondista, in seguito fu utilizzato per denominare chi, originario del Meridione, emigrava al Settentrione alla ricerca di lavoro, al pari dei “baggiani”, i milanesi menzionati da Alessandro Manzoni, emigranti nelle valli del Bergamasco. Da gennaio, invece, sarà una nuova gastronomia.


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