Como, inchiesta su un corso universitario Il tribunale archivia: «Non c’è reato»
Studenti nel chiostro dell’università dell’Insubria a Sant’Abbondio

Como, inchiesta su un corso universitario
Il tribunale archivia: «Non c’è reato»

Accolta la richiesta della procura al termine di una indagine per una presunta truffa internazionale tra la Colombia e l’Italia

La Procura della Repubblica di Como, ritenendo che non sussistessero elementi sufficienti per poter sostenere l’accusa in un eventuale giudizio, ha chiesto e ottenuto l’archiviazione dell’indagine avviata nella primavera del 2018 in seguito a una denuncia per truffa sporta da un gruppo di dentisti colombiani che avrebbero dovuto partecipare a un corso di aggiornamento all’università dell’Insubria.

I dentisti lamentavano di avere pagato una somma complessiva di quasi 200mila euro - raccolti da una società di Bogotà, la “Cavenco” - per assicurarsi la partecipazione a un master organizzato dal centro di ricerca “Oro cranio facial desease and medicine”, con il patrocinio dell’università dell’Insubria. Una volta in Italia, i partecipanti avevano scoperto che in realtà il corso non era un master, non assegnava alcun titolo accademico e non sarebbe stato quindi neppure riconosciuto all’estero. La Procura, sulla base della loro denuncia, aveva allora iscritto sul registro degli indagati i medici odontoiatri Marco Redemagni e Luca Levrini, quest’ultimo professore ordinario presso l’Università dell’Insubria nonché direttore del centro di ricerca sopra citato, e Stefano Conti, responsabile scientifico del corso.

Nel corso delle indagini, la Procura ha appurato che il denaro versato per l’iscrizione, diversamente da quanto sostenuto dai denuncianti, non finì su nessun conto riconducibile agli indagati ma andò direttamente nelle casse della società colombiana Cavenco; che il master era stato presentato fin dal principio come master “privato” non universitario, come gli stessi Redemagni e Levrini avevano ribadito ai loro interlocutori sudamericani anche via mail; che l’utilizzo dei locali dell’università dell’Insubria era stato regolarmente autorizzato e fatturato dalla stessa università alla società Cavenco quale ente esterno; e che infine i compensi percepiti da Redemagni e Conti si riferivano a lezioni effettivamente impartite agli odontoiatri “studenti” colombiani, mentre al professor Levrini non fu mai neppure corrisposto alcun compenso. Di qui l’archiviazione della denuncia.


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