Como: leva obbligatoria  Uno psichiatra appoggia Salvini
Como, 28 giugno 2007: la cerimonia di chiusura del distretto militare

Como: leva obbligatoria

Uno psichiatra appoggia Salvini

L’ex primario Cetti: «Aiuta l’autonomia». Contrarissimo il preside del Giovio, Marzio Caggiano. «Insensato intruppare i ragazzi, li educhiamo noi»

Continua a far discutere la proposta del ministro dell’Interno Salvini di ripristinare la leva obbligatoria.

Nella Penisola come in città, l’idea divide e crea due categorie: chi è a favore e chi è contrario (come lo stesso ministero della Difesa).

Il pubblicista Davide Fent, per esempio, appartiene al primo insieme seppur a precise condizioni: «Dev’essere svolto – spiega – nella Regione d’origine e dev’essere anche un periodo di studio, una sorta di servizio civile in divisa».

Sulla stessa linea di pensiero Claudio Cetti, psichiatra ed ex direttore del dipartimento di Salute mentale del Sant’Anna: «Aiuta le persone – commenta – a trovare una propria autonomia, uscendo dal nucleo famigliare. Se fatto bene, il servizio militare può essere un periodo interessante e utile alla società. Certo, non dev’essere staccata da tutto, ma dev’essere una pratica fortemente integrata nella comunità».

Non mancano, ovviamente, i contrari a una proposta considerata sbagliata e non in linea con i tempi. «Ho fatto la leva, prestando servizio dai Carabinieri e ho anche amato quel periodo – premette Marzio Caggiano, preside del Giovio – se si tratta di un problema di difesa nazionale, è una boutade pubblicitaria vuota, priva di contenuti e fuori da ogni tempo e luogo. Se, invece, si parla di educazione, chi ha fatto la proposta non conosce cosa si sta facendo nelle scuole, dove si stanno spendendo tantissime energie nell’educazione civica. Non ha senso intruppare i ragazzi dentro le caserme: la scuola sta facendo la propria parte, e la sta facendo benissimo.

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