Como: nostalgici neonazisti  dietro l’irruzione. Fissato il processo
Da sinistra Manuel Foletti e Moreno Caccia durante l’irruzione contro Como Accoglie (Foto by video di ecoinformazioni)

Como: nostalgici neonazisti

dietro l’irruzione. Fissato il processo

Figli avvolti nelle bandiere con la svastica. Foto e oggetti che inneggiano a Hitler e all’Olocausto. Davanti al giudice a novembre gli autori del blitz

C’è chi usa la bandiera nazista come una coperta e ci avvolge il figlio piccolo. Chi il vessillo con la svastica lo ha appeso in camera, proprio dietro il letto. C’è chi ha passato alcuni anni in carcere per tentato omicidio. E chi si diverte a condividere la foto in cui lo chef Gordon Ramsay a dialogo con il fuhrer esclama: «Li hai bruciati, c...». E Hitler risponde: «Mi perdoni chef».

C’è tutto lo squallore del più becero negazionismo negli atti del fascicolo d’inchiesta a carico dei componenti del gruppo skinhead che nel novembre 2017 hanno fatto irruzione nel corso di una riunione di Como Accoglie. Un blitz che aveva portato all’organizzazione di una manifestazione di solidarietà - presenti numerosi esponenti dell’allora governo - in città.

La Procura di Como (il pubblico ministero Simona De Salvo e il procuratore Nicola Piacente) ha citato a giudizio, con l’accusa di violenza privata, 13 persone: i comaschi Moreno Caccia (44 anni di Faloppio, considerato l’organizzatore del raid), Paolo De Lazzer (45 anni di Cassina Rizzardi) e Dario Licotti (39 anni di San Fermo); i genovesi Giorgio Gardella e Maximilian Tinelli (originario di Oggiono); i mantovani Ivan Sogari e Luca Bellini; i piacentini Manuel Foletti, Thomas Imprezzabile e Alfredo Meroni;il bresciano William Reccagni e Federico Aradori; infine, il lodigiano Alessandro Magnoni. Il processo si terrà il prossimo autunno, a novembre.

Ma è dalle perquisizioni e, soprattutto, dalle memorie di computer e telefoni cellulari (ancorché velocemente ripuliti - curiosamente - il giorno prima delle perquisizioni ordinate dalla Procura di Como) che sono emersi gli elementi più inquietanti dell’intera inchiesta. Dal telefonino di De Lazzer - ad esempio - gli agenti della Digos di Como hanno estratto manifesti di eventi in memoria di soldati nazisti, foto di Hitler e di Mussolini, foto di svastiche. Da quello di Maximilian Tinelli foto di raduni di nostalgici impegnati nel saluto romano, aquile naziste, svastiche, immagini dell’immancabile fuhrer e la foto di un soldato nazista che spara con il mitra sopra la scritta “welcome refugees”.

Ma forse le foto più inquietanti sono i selfie di uno dei partecipanti con la casa addobbata con bandiere naziste, utilizzate come coperta per tenere al caldo un bambino.


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