Como: ricoveri inutili  In tre casi su dieci  rischio sprechi
Pazienti nei corridoi in attesa del ricovero in un ospedale comasco (Foto by archivio)

Como: ricoveri inutili

In tre casi su dieci

rischio sprechi

Un dossier denuncia: in ospedale anche se non serve. Nella nostra zona potrebbe non essere necessario il 51% degli accessi per problemi alla tiroide e il 31 in Dermatologia

Ricoverati in ospedale anche se non serve. Il rischio c’è, in provincia di Como. Lo mettono nero su bianco gli esperti dell’Agenzia di controllo del sistema sociosanitario lombardo, organismo scientifico indipendente istituito tre anni fa dalla Regione, nell’ultimo dossier, dedicato proprio ai ricoveri.

Gli esperti sottolineano che, soprattutto in alcuni settori, la percentuale di ricoveri «potenzialmente non necessari» è elevata. Per quanto riguarda il territorio dell’Ats Insubria (Como e Varese), il rischio di sprechi riguarda soprattutto le ospedalizzazioni per patologie della tiroide: addirittura un ricovero su due è a rischio di inappropriatezza. In media gli sprechi potrebbero esserci in un caso su tre. Detto della tiroide, è potenzialmente inutile il 31% dei ricoveri in Dermatologia, il 23% in Neurologia, il 22% in Pneumologia, il 19% in Gastroenterologia, il 16% in Nefrologia, il 13% in Cardiologia, l’8% in Medicina generale e il 3% in Geriatria.

Questi sono i reparti più a rischio, l’Agenzia lo segnala e indirettamente invita gli ispettori a mettere sotto la lente di ingrandimento queste specialità. Il dossier è stato stilato dopo aver esaminato 56mila cartelle cliniche di altrettanti pazienti ricoverati in strutture lombarde.

Sotto traccia, ma nemmeno troppo, c’è l’antica - e delicatissima - questione dell’eccesso di ricoveri legato che al fatto che l’ospedalizzazione “rende” più dell’esame o dell’intervento svolto in regime ambulatoriale piuttosto che di day hospital. Soprattutto per le cliniche private accreditate il ricovero conviene, visto che viene retribuito di più dal sistema sanitario nazionale. Ma è un terreno a dir poco scivoloso e non si possono certo lanciare accuse, tanto che la stessa Confindustria Sanità ha contestato il metodo seguito per questo studio e ha ricordato che nel periodo 2013-2015 l’inappropriatezza delle strutture pubbliche risultava «più che doppia» rispetto a quella dei privati e «pertanto appare strumentale pensare solo ai privati» quando si parla di ricoveri potenzialmente inutili.

o.

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