Como: una brutta aria  E mette a rischio anche il cuore
Como ragazza con mascherina per proteggersi dallo smog in viale Giulio Cesare (Foto by Andrea Butti)

Como: una brutta aria

E mette a rischio anche il cuore

Studio lariano rivela che gli agenti dannosi fanno aumentare le patologie cerebro-vascolari acute

L’inquinamento dell’aria ha un importante impatto sulla nostra salute e rappresenta una delle principali cause di morte nel mondo. Da anni anche gli esperti comaschi stanno monitorando la situazione, con una serie di indagini nella nostra provincia, confermando che il fenomeno non è da sottovalutare.

Più studi, infatti, hanno riscontrato che alcuni agenti dannosi in circolazione nell’aria possono aumentare fino al 4% il rischio di eventi cerebro vascolari acuti. Non solo i polmoni, insomma, anche il nostro sistema cardiovascolare è a forte rischio.

La conferma da un articolo scientifico redatto da due medici dell’ospedale Sant’Anna, il neurologo Simone Vidale e il primario della Cardiologia, Carlo Campana, pubblicato sullo European Journal of Preventive Cardiology. L’articolo si è concentrato, basandosi anche sulla letteratura esistente in materia, proprio sulla correlazione tra alti tassi di Pm 10 e Pm 2,5 (ma anche le categorie di particolati inferiori al 2,4) e malattie come l’infarto del miocardio, aritmie, scompenso cardiaco e ictus. Nel 2015 un’analisi del Global Burden of Desease, un gruppo di esperti a livello mondiale, ha confermato ancora una volta come lo smog e l’inquinamento in generale siano dannosi per la nostra salute, come sottolinea lo stesso Vidale: «I dati riportano come 4,2 milioni di morti nel mondo, quindi il 7,6% di tutti i decessi mondiali, siano causati dalla presenza di particolato nell’aria e che 240mila morti siano invece imputabili all’esposizione all’ozono. Sembrerebbe che il solo inquinamento atmosferico, attraverso alcuni agenti nocivi, possa andare a aumentare fino al 4% il rischio di eventi cerebro-vascolari-acuti».

Le principali conseguenze dello smog riscontrate sarebbero così un aumento della coagulazione del sangue che favorirebbe il rischio di trombosi, portando così ad un aumento di eventi acuti, ma anche l’alterazione del sistema nervoso autonomo con un innalzamento della pressione e una predisposizione ad aritmie cardiache e un’infiammazione dell’organismo.

«L’attivazione di questo processo infiammatorio legato all’inalazione di sostanze inquinanti – aggiunge Campana – può così portare allo sviluppo di eventi cardiovascolari. I dati confermano il rischio di accelerazione del processo di formazione di placche con il conseguente sviluppo di arteriosclerosi».

La nuova pubblicazione va così ad aggiungersi a un precedente studio comasco condotto dagli stessi Vidale e Campana, con altri medici di Sant’Anna e Valduce (Marco Arnaboldi, Vittorio Bosio, Giovanni Corrado, Mario Guidotti e Roberto Sterzi) pubblicato sull’International Journal of Cardiology e che ha analizzato l’influenza degli inquinanti atmosferici sulla salute, concentrandosi in particolare sul rischio di infarto e ictus. L’articolo scientifico è partito dall’osservazione e dalla registrazione di eventi cardio-cerebro-vascolari da gennaio 2005 a dicembre 2014 a Como.

Si tratta di uno degli articoli con il periodo di analisi più lungo mai pubblicato. Durante tale periodo si sono registrati 4.110 mila ricoveri di residenti nella città di Como. «I risultati raccolti – aggiunge Vidale – hanno evidenziato un aumento dei ricoveri per queste patologie nei giorni immediatamente successivi ai picchi di biossido di azoto e Pm10».

L’inquinamento, insomma, sommato alla storia clinica di ciascuno di noi, può aumentare il rischio di infarto o ictus. «Sono dati che devono far riflettere – conclude Campana – anche dal punto di vista delle scelte politico sanitarie. Dal punto di vista scientifico ci si concentra da tempo su queste tematiche e si sta lavorando ancora per individuare meglio lo sviluppo di alcune patologie quando si registrano elevati picchi di inquinamento nell’aria».

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