Como, vieta il bagno a una bimba «Negoziante scortese  ma non c’è un obbligo»
COMO Il cartello con l’indicazione di un bagno pubblico

Como, vieta il bagno a una bimba
«Negoziante scortese

ma non c’è un obbligo»

Sui social il caso di un commerciante di via Luini che ha negato l’accesso ai servizi a una bimba di cinque anni accompagnata dalla mamma

Si può impedire l’uso del bagno a un avventore di un pubblico esercizio? A porre la questione sulla pagina Facebook “Sei di Como se...” è stata ieri una signora comasca. «Volevo segnalarvi - scrive - che questa mattina, in un negozio di abbigliamento di via Luini, il personale non ha concesso alla mia nipotina di 5 anni e mezzo di utilizzare i servizi igienici, costringendoci a lasciare il negozio in tutta fretta per trovare una soluzione alternativa. A qualcuno è successa la stessa cosa? Sapete se posso fare un reclamo ufficiale?».

Una disavventura simile può essere capitata a molti: come ci si deve regolare? Esiste una normativa in merito? «No, nessuna normativa - spiega Giansilvio Primavesi, presidente di Confcommercio Como - soprattutto per quando riguarda i negozi di merce varia. Anche in un bar, l’uso del bagno è legato alla discrezionalità dell’esercente, ma di solito ci si comporta all’insegna della massima disponibilità. Soprattutto se, come in questo caso, ci si trova al cospetto di un bambino. La questione sollevata a suo tempo - prosegue Primavesi - è piuttosto sull’obbligo di consumazione in caso di uso della toilette di un bar. Anche qui io credo che occorra buonsenso: non vieterei mai l’uso del bagno a chi non è cliente, ma se arriva un pullman di turisti, e a Como può succedere, e lascia il bagno in disordine capisco che possa essere un problema».

«In ogni caso - conclude il presidente di Confcommercio - l’episodio descritto dalla signora comasca mi lascia davvero perplesso. La cortesia e lo spirito di servizio verso i clienti, anche senza obblighi di legge, impongono di accogliere le richieste degli avventori».


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